TY  -  JOUR
AU  -  Rotunno, Raffaele
AU  -  Oppo, Igino
AU  -  Aveta, Pietro
AU  -  Bruno, Sergio
AU  -  Chiariello, Paola
AU  -  Crescibene, Fabio
AU  -  Di Iaconi, Elisa
AU  -  Saetta, Gabriele
T1  -  Infiammazione e fibrillazione atriale
PY  -  2012
Y1  -  2012-01-01
DO  -  10.1718/1049.11426
JO  -  Giornale Italiano di Aritmologia e Cardiostimolazione
JA  -  GIAC
VL  -  15
IS  -  1
SP  -  29
EP  -  33
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
Y2  -  2026/04/30
UR  -  http://dx.doi.org/10.1718/1049.11426
N2  -  RIASSUNTO Numerose evidenze sono state rilevate sul ruolo dell’infiammazione sia locale che sistemica nel danneggiare il tessuto atriale e nel generare fibrillazione atriale (FA). In circa il 70% dei pazienti con FA isolata, refrattaria al trattamento antiaritmico convenzionale, è possibile osservare un quadro di miocardite atriale. È presente, peraltro, un’alta incidenza dell’aritmia durante il periodo postoperatorio della chirurgia cardiaca in seconda e terza giornata in occasione del picco plasmatico delle proteine dette “reattanti di fase acuta”; in questo periodo si rilevano livelli plasmatici più elevati di proteina C-reattiva (PCR) e dei complessi PCR-C4, espressione dell’attivazione del sistema del complemento a livello atriale. Episodi ripetuti di tachicardia atriale inducono un sovraccarico di calcio nei cardiomiociti con uno stato di sofferenza delle cellule atriali (miopatia precoce da sovraccarico di calcio). È verosimile che, quando nei pazienti con foci polmonari rapidamente scaricanti si realizza una diffusione sistemica di proteine infiammatorie, la PCR raggiunga in abbondanza le cellule atriali e, laddove le trovi sofferenti, si ancori al loro sarcolemma. Sui siti atriali, cui si è fissata la PCR, entra in azione il sistema del complemento, che danneggia ulteriormente le cellule miocardiche. L’infiammazione può recitare anche un ruolo preminente nel mantenimento della FA: i pazienti con FA persistente presentano livelli più alti di PCR ad alta sensibilità (hs-PCR) rispetto ai pazienti con FA parossistica. Esistono indizi di una correlazione tra indici di flogosi e presenza di sovvertimento strutturale flogistico subclinico degli atri. I pazienti che si presentano durante la crisi iniziale con livelli più elevati di hs-PCR vanno maggiormente incontro a ricorrenza di FA nei 2 anni successivi; più è lunga la durata della FA maggiori sono i livelli plasmatici della PCR e più grande è la dimensione dell’atrio sinistro. Infine, i pazienti, nei quali si rileva la possibilità di innesco della FA dopo un’efficace disconnessione dei foci aritmogenici delle vene polmonari mediante ablazione transcatetere, presentano dimensioni aumentate dell’atrio sinistro e livelli plasmatici di PCR più elevati. Tanto lascia supporre che gli elevati livelli di PCR si possano associare con lo sviluppo di rimodellamento strutturale dell’atrio, così da poter essere adottati come un marker di tale processo, abile a promuovere lo sviluppo futuro di FA dopo ablazione transcatetere efficace.
ER  -   
