TY  -  JOUR
AU  -  De Simone, Antonio
AU  -  Prato, Luca
AU  -  La Rocca, Vincenzo
AU  -  Palella, Michele
AU  -  D'Agostino, Carlo
AU  -  Napolitano, Giovanni
AU  -  Messina, Stefano
AU  -  D'Ambrosio, Giuseppe
AU  -  Spera, Catello
AU  -  Longobardi, Catello
AU  -  Stabile, Giuseppe
T1  -  Ruolo del defibrillatore impiantabile nella prevenzione primaria della morte improvvisa
PY  -  2009
Y1  -  2009-07-01
JO  -  Giornale Italiano di Aritmologia e Cardiostimolazione
JA  -  GIAC
VL  -  12
IS  -  3
SP  -  148
EP  -  153
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
Y2  -  2026/04/29
N2  -  Scopo dello studio. Dati limitati sono disponibili sull’incidenza e il tipo di interventi appropriati o meno dell’ICD in prevenzione primaria. Scopo del nostro studio è valutare il numero e il tipo di interventi del defibrillatore impiantato in prevenzione primaria.<BR>Pazienti e metodo. Abbiamo retrospettivamente selezionato e analizzato i dati di 76 pazienti (maschi 86%, età media 66 ± 11 anni, cardiopatia ischemica 62%, cardiomiopatia dilatativa idiopatica 38%) con depressa funzione del ventricolo sinistro, sottoposti a impianto in prevenzione primaria di ICD monocamerale, bicamerale e biventricolare, come da linee guida. L’ICD è stato programmato con 2 zone di riconoscimento standard: una zona (TV) per le tachicardie ventricolari con una finestra tra 160 e 200 bpm e una zona (FV) per la fibrillazione ventricolare con una finestra > 200 bpm; le terapie di shock sono state programmate in entrambe le zone alla massima energia (31 Joule), nella zona di TV è stata programmata anche terapia anti-tachicardica (ATP).<BR>Risultati. A un follow-up medio di 21,2 ± 10,7 mesi si sono verificate aritmie nel 35% dei pz (TV nel 27,6% e FV nel 18,4% dei casi). Non è stata riscontrata nessuna differenza statisticamente significativa tra le percentuali di intervento del dispositivo nei vari sottogruppi a eccezion fatta per i pazienti non ischemici che ricevono più interventi in zona TV rispetto ai pazienti ischemici (37,5% vs 20,4%, p=0,03).<BR>Conclusioni. Alla luce dei nostri risultati si evince che anche in prevenzione primaria il rischio aritmico risulta essere elevato. Il numero di episodi di TV è maggiore nei pazienti con cardiopatia non ischemica rispetto a quelli con cardiopatia ischemica.
ER  -   
