Ablazione transcatetere
della fibrillazione atriale
Health Technology Assessment Report
dell’Associazione Italiana di Aritmologia
e Cardiostimolazione (AIAC)


Sakis Themistoclakis1 (Chairman), Massimo Tritto2 (Chairman),
Emanuele Bertaglia
3, Patrizia Berto4, Maria Grazia Bongiorni5, Domenico Catanzariti6,
Giuseppe De Fabrizio
7, Roberto De Ponti8, Massimo Grimaldi9, Claudio Pandozi10,
Claudio Tondo
11, Michele Gulizia12
1Dipartimento Cardiovascolare, Ospedale dell’Angelo, Mestre-Venezia
2U.O. di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione, Istituto Clinico Humanitas Mater Domini, Castellanza (VA)
3U.O. di Cardiologia, Ospedale Civile, Mirano (VE)
4PBE Consulting, Verona
5U.O. di Malattie Cardiovascolari II, Ospedale S. Chiara, Pisa
6U.O. di Cardiologia, Ospedale S. Maria del Carmine, Rovereto (TN)
7Servizio di Elettrofisiologia e Cardiostimolazione, Città di Lecce Hospital, Lecce
8Dipartimento Cardiocerebrovascolare, Ospedale di Circolo e Università dell’Insubria, Varese
9U.O.C. di Cardiologia, Ospedale F. Miulli, Acquaviva delle Fonti (BA)
10Dipartimento Cardiovascolare, A.O. S. Filippo Neri, Roma
11Dipartimento di Aritmologia, Centro Cardiologico Monzino IRCCS, Milano
12U.O.C. di Cardiologia, Ospedale Garibaldi-Nesima, Catania




Per la corrispondenza:
Dr. Sakis Themistoclakis
U.O. di Cardiologia
Dipartimento Cardiovascolare
Ospedale dell’Angelo
Via Paccagnella, 11 - 30174 Mestre-Venezia
e-mail: themistoclakis@yahoo.it






RIASSUNTO
La fibrillazione atriale (FA) è la più frequente aritmia cardiaca sostenuta dell’uomo ed ha un significativo impatto sulla qualità della vita, morbilità e sopravvivenza dei soggetti affetti. Per varie ragioni, il numero dei pazienti con FA è in costante ed esponenziale aumento con conseguente crescita dei costi di gestione legati prevalentemente ai ricoveri ospedalieri. Nell’ultimo decennio sono state sviluppate tecniche di ablazione transcatetere finalizzate principalmente all’isolamento elettrico delle vene polmonari che hanno la potenzialità di prevenire efficacemente le recidive di FA.
Lo scopo di questo report di Health Technology Assessment è quello di definire il valore attuale della procedura di ablazione transcatetere della FA al fine di promuoverne l’utilizzo in un’ottica di efficacia, efficienza ed appropriatezza d’uso. Attraverso un’ampia revisione bibliografica, nel presente documento sono state: 1) definite l’epidemiologia, l’impatto clinico e gli aspetti socio-economici della FA; 2) analizzate le diverse modalità di trattamento alternative all’ablazione transcatetere; 3) riportati in dettaglio i risultati, i rischi e il rapporto costo-beneficio dell’ablazione transcatetere. I costi del trattamento ablativo in Italia sono stati quindi dedotti attraverso un’analisi bottom-up a partire da uno specifico questionario somministrato ad un campione rappresentativo nazionale ed una rilevazione dei costi unitari eseguita presso quattro ospedali di riferimento. Infine, l’impatto dell’ablazione transcatetere sui costi di gestione della FA è stato valutato mediante un’analisi di budget impact.
I principali risultati della presente analisi indicano che: 1) l’ablazione transcatetere è una procedura efficace, sicura e superiore al trattamento con farmaci antiaritmici nel mantenimento del ritmo sinusale; 2) il costo reale della procedura è compreso tra €8868 e €9455, a fronte di un rimborso medio ampiamente inferiore (40% circa); 3) il costo relativo al follow-up è modesto; 4) anche considerando un adeguamento tariffario al reale costo della procedura ablativa e un incremento del numero delle stesse del 5-10% per anno, dopo circa 5-6 anni si genererebbero in Italia significativi risparmi incrementali per il Servizio Sanitario Nazionale.
In conclusione, l’ablazione transcatetere della FA è una procedura costo-efficace, inadeguatamente rimborsata in Italia. Un corretto adeguamento tariffario (ininfluente nella generazione dei risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale) è indispensabile al fine di garantire il numero sempre crescente di procedure richieste e di permettere l’utilizzo delle nuove tecnologie in un’ottica di efficacia, efficienza e sicurezza.

RAZIONALE DEL PROGETTO
DI
HEALTH TECHNOLOGY ASSESSMENT
Da diversi anni i costi sanitari tendono ad aumentare progressivamente a causa sia della maggiore richiesta di risorse dovuta al progressivo invecchiamento della popolazione che dello sviluppo di nuove e sempre più efficaci tecnologie sanitarie. Per far fronte sia all’aumento dei costi sanitari che alla necessità di una più oculata allocazione delle risorse disponibili, in questi ultimi anni è considerevolmente aumentata la richiesta – da parte di clinici e decisori pubblici – di informazioni circa il valore delle nuove tecnologie con particolare attenzione al rapporto di costo-efficacia delle stesse. Tali informazioni permettono di supportare le decisioni di adozione delle innovazioni tecnologiche ottemperando non solo al bisogno di cura ma anche alle necessità e ai vincoli imposti dalla relativa limitatezza delle risorse disponibili 1.
Lo sviluppo dell’Health Technology Assessment (HTA), indicato come un “ponte” tra la ricerca e il policy-making, rappresenta una valida risposta a questa elevata e specifica richiesta di informazioni e contribuisce all’incremento della qualità dell’assistenza sanitaria supportando, in particolare, lo sviluppo e l’aggiornamento di un ampio spettro di standard qualitativi, linee guida e altre norme sanitarie2.
In Italia l’impiego dell’HTA è ancora circoscritto a poche realtà istituzionali e/o aziendali ed è sostanzialmente sviluppato in Regioni con livelli sanitari di eccellenza. Inoltre, l’HTA è tradizionalmente applicato ai trattamenti farmacologici, mentre è piuttosto recente il suo utilizzo per quanto riguarda i dispositivi medici, per i quali i dati sulla metodologia di esecuzione dell’HTA – soprattutto in relazione agli aspetti medici, economici, organizzativi, etici e sociali – sono ancora carenti 3.
L’Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione (AIAC), Società Scientifica dedicata all’aritmologia che rappresenta a livello nazionale ed internazionale gli specialisti in cardiologia impegnati nei settori dell’elettrofisiologia e dell’elettrostimolazione, è da tempo attiva nella promozione dell’utilizzo dell’ablazione transcatetere della fibrillazione atriale (FA), in una logica di efficacia, efficienza ed appropriatezza d’uso. Coerentemente con le strategie dell’Associazione e riconoscendo la grande rilevanza ed utilità dell’applicazione dei concetti di determinazione del valore delle tecnologie, nell’ambito delle attività dell’aritmologia invasiva, l’AIAC ha promosso lo sviluppo della presente ricerca di HTA.

OBIETTIVI E METODI
L’obiettivo principale di questo report è quello di definire il valore delle procedure di ablazione transcatetere della FA. Tale determinazione, sviluppata con le caratteristiche di un Technology Assessment Report, si sostanzia nella descrizione dell’efficacia, tollerabilità e sicurezza nonché degli effetti economici, sociali ed organizzativi, relativi alla procedura. Dal punto di vista metodologico, questo report è basato su due sorgenti di informazione:
1. un’ampia e dettagliata ricerca bibliografica, che ha consentito di coprire i fabbisogni informativi relativi alla patologia, alla sua epidemiologia, al suo impatto clinico, economico-sociale ed umanistico oltre che alle sue diverse possibilità di trattamento tenendo conto dei risultati e delle complicanze delle diverse alternative terapeutiche rispetto alla procedura di ablazione transcatetere. Tale ricerca è stata effettuata utilizzando:
• le banche dati Medline, PubMed, Embase Cochrane e CinHal;
• i siti web di Società Scientifiche, di Istituzioni (Ministero della Salute Italiano, FDA - Food & Drug Administration, HAS - Ministero della Sanità Francese, NICE - National Institute for Clinical Excellence) e delle principali agenzie internazionali di HTA (INAHTA, CADTH, NCCHTA);
• i siti web istituzionali-amministrativi delle Regioni, le Gazzette Ufficiali ed altre fonti normative nazionali per raccogliere informazioni aggiornate circa l’attuale finanziamento delle procedure in esame;
2. una specifica ricerca di costing, realizzata con procedura bottom-up (ovvero di costruzione del costo delle procedure partendo dalle componenti fondamentali di consumo e raccogliendo i prezzi unitari, per realizzare la necessaria valorizzazione economica). Per questa ricerca di costing, di tipo misto (parte osservazionale e parte da expert advice), sono state impiegate le seguenti fonti:
• un questionario, appositamente sviluppato dalla Task Force AIAC, che ha investigato presso i Centri di Elettrofisiologia italiani i consumi di risorse relativi all’ablazione transcatetere della FA, con lo scopo di determinare le casistiche dei pazienti trattati, nonché le risorse impiegate, con particolare riferimento al consumo di dispositivi, impiego di attrezzature, tempo dedicato dallo staff, esami diagnostici pre- e postoperatori, durata dell’intervento e della degenza, nonché esami e visite effettuati in 2 anni di follow-up (Appendice 2);
• i dati forniti dalle Amministrazioni e dagli Uffici Controllo Gestione di 4 ospedali, individuati dalla Task Force AIAC, come riferimento per la rilevazione dei costi unitari delle risorse.
Ciò ha permesso di costruire i percorsi terapeutici, analizzare i costi dell’ablazione transcatetere della FA e proporre l’analisi organizzativa e l’analisi di budget
impact
.

CARATTERISTICHE EPIDEMIOLOGICHE
E CLINICHE DELLA FIBRILLAZIONE ATRIALE

Definizione
La FA è un’aritmia sopraventricolare caratterizzata da un’attivazione atriale caotica, rapida ed irregolare che determina la perdita della funzione meccanica della contrazione atriale4. Il normale ritmo cardiaco (il ritmo sinusale) è rappresentato da un’attività elettrica che origina dal nodo seno-atriale e si propaga in modo regolare ed ordinato prima al miocardio atriale e poi, attraverso il nodo atrioventricolare (AV), a quello ventricolare in modo da produrre una contrazione delle camere cardiache sequenziale ed efficiente che a sua volta garantisce il regolare afflusso di sangue a tutti i distretti del corpo. Viceversa, nella FA gli atri si attivano in maniera caotica e un gran numero di impulsi elettrici raggiungono il nodo AV il quale esercita una funzione di filtro consentendo il passaggio ai ventricoli solo di una parte di essi. Da ciò deriva una perdita della contrazione degli atri e un’attivazione dei ventricoli più o meno rapida ed irregolare con deterioramento della meccanica cardiaca complessiva.
La diagnosi di tale aritmia è elettrocardiografica e si basa su: 1) assenza delle onde di attivazione atriali (onde P), le quali sono sostituite da rapide oscillazioni della linea isoelettrica dette onde di fibrillazione (onde f); 2) irregolarità degli intervalli R-R4.

Classificazione
La FA viene oggi comunemente classificata in base al numero degli episodi, alla loro durata e modalità di interruzione4,5.
In base al numero degli episodi la FA può essere definita:
FA di nuova insorgenza: FA documentata per la prima volta indipendentemente dalla presenza di sintomi, dall’eventuale riconversione spontanea a ritmo sinusale, dalla durata dell’episodio aritmico e da eventuali episodi non documentati;
FA ricorrente: qualsiasi forma di FA che recidiva più di una volta.
In base alla durata e alla modalità di interruzione la FA viene definita:
FA parossistica: caratterizzata dall’interruzione spontanea dell’aritmia, generalmente entro 7 giorni, per lo più entro 24-48h;
FA persistente: quando l’aritmia (indipendentemente dalla sua durata) non si risolve spontaneamente ma solo con interventi terapeutici (cardioversione farmacologica o elettrica);
FA persistente di lunga durata: FA che dura in modo continuo da oltre 1 anno;
FA permanente: FA in cui il ritmo sinusale non può essere ripristinato con alcun mezzo o è stato deciso di non eseguire o ripetere tentativi di cardioversione.
Le diverse forme di FA non sono spesso esclusive in un singolo paziente e nel tempo possono virare da una forma all’altra. In questi casi l’aritmia va etichettata in base alla forma più frequentemente osservata.

Epidemiologia 
La FA rappresenta l’aritmia di più comune riscontro nella pratica clinica. La sua prevalenza nella popolazione generale è stata riportata intorno all’1%6,7. Tuttavia, Miyasaka et al.8 in un lavoro più recente, relativo ai residenti nella Olmsted County, hanno osservato una prevalenza decisamente più elevata pari al 2.5%. Questo andamento sembrerebbe confermare le previsioni di un incremento dei pazienti affetti da FA di 2-3 volte entro il 2050 con stime che vanno, negli Stati Uniti, dagli attuali 2.5-6 milioni a 6-15 milioni a seconda delle casistiche6,8. La prevalenza della FA appare relativamente bassa nei soggetti giovani e aumenta significativamente con l’avanzare dell’età. Nello studio ATRIA6 la prevalenza è stata dello 0.1% nei soggetti di età <55 anni e del 9% nei soggetti di età >80 anni. Tali dati sostanzialmente confermano quanto osservato nello studio Framingham9, ossia una prevalenza di tale aritmia dello 0.5% nella fascia di età tra 50-59 anni, dell’1.8% nella fascia di età tra 60-69 anni, del 4.8% nella fascia di età tra 70-79 anni e dell’8.8% nella fascia di età tra 80-89 anni. Il 70% dei pazienti affetti da FA ha più di 65 anni con un’età mediana di 75 anni10. Inoltre, la prevalenza di FA è leggermente maggiore negli uomini rispetto alle donne in tutte le fasce di età (in media 1.1 vs 0.8%)11.
In Italia sono disponibili limitati dati nazionali circa la prevalenza della FA. In un recente studio condotto nella Regione Veneto è stata osservata una prevalenza di FA del 4.2% nei pazienti tra 65 e 74 anni che saliva al 9.4% nella fascia di età tra 75 e 84 anni e al 17% negli ultraottantacinquenni12. Un’applicazione alla popolazione italiana dei dati di prevalenza tratti dalla letteratura internazionale consente di stimare che circa 600 000 pazienti sono affetti da FA nel nostro Paese4.
Per quanto riguarda la prevalenza dei diversi tipi di FA, uno studio realizzato presso 182 ospedali europei su 5333 pazienti, ha rilevato percentuali simili di FA parossistica, persistente e permanente: ciascuna insorgeva in circa un terzo dei pazienti studiati13. Il passaggio da una FA parossistica ad una persistente o permanente si osserva nel 15% dei casi dopo il primo anno di follow-up e una progressione da una forma persistente ad una permanente nel 30% dei casi nello stesso arco temporale, mentre una regressione da una forma persistente ad una parossistica è più rara osservandosi solo nel 10% dei casi13. La progressione dell’aritmia da parossistica a permanente è maggiore nel primo anno di follow-up (8-9%)14,15 e successivamente si attesta su un aumento costante di circa il 5% per anno15.
L’incidenza della FA è risultata circa lo 0.2% per anno6,7. Anch’essa, come la prevalenza, aumenta nettamente con l’età e raggiunge, nei soggetti di età >80 anni, il 6.7-12.9% per anno16. Appare, inoltre, leggermente più elevata negli uomini rispetto alle donne (2.2 vs 1.7%)17. L’incidenza della FA ha mostrato anch’essa un graduale aumento nel corso degli anni passando dallo 0.3% per anno del 1980 allo 0.37% per anno del 20008. Secondo i dati dello studio Framingham un soggetto su quattro di età >40 anni ha un rischio di sviluppare FA nel corso della vita. Tale rischio rimane consistente (1 su 6; 16.6%) anche nei soggetti senza storia di insufficienza cardiaca o di infarto miocardico17.
L’aumento della prevalenza e dell’incidenza della FA può essere correlato a diverse cause. La prima è rappresentata, particolarmente nei paesi più industrializzati, dall’invecchiamento delle popolazioni essendo questa un’aritmia tipica dell’età avanzata. Altre possibili cause sono la crescita complessiva della popolazione e l’aumentata sopravvivenza di soggetti affetti da condizioni cliniche strettamente associate alla FA come ipertensione arteriosa, malattia coronarica e scompenso cardiaco 18.
Come per la prevalenza, anche per l’incidenza non ci sono dati certi riguardanti il nostro Paese. Tuttavia, tenendo conto dell’incidenza dello 0.2% per anno riportata in letteratura, si può stimare in Italia un numero di nuovi casi di FA pari a circa 114 000 ogni anno4.

Cause e fattori di rischio
La FA può essere primitiva o secondaria ad una patologia associata o ad una condizione favorente. Essa si definisce primitiva quando insorge in soggetti di età <60 anni, senza una patologia cardiopolmonare concomitante o una qualsiasi causa nota ed identificabile di FA. Tale forma rappresenta in media il 5-10% di tutte le forme di FA4,5.
La FA secondaria rappresenta invece la forma più frequente. Essa può essere secondaria a cause temporanee o reversibili, il cui trattamento spesso previene anche ulteriori recidive dell’aritmia. Tali cause includono ad esempio l’assunzione di alcolici o di sostanze stimolanti come la caffeina, patologie acute come l’infarto miocardico o l’embolia polmonare, patologie infiammatorie come la pericardite o la miocardite, riacutizzazione di patologie polmonari o disordini endocrinologici come l’ipertiroidismo o il feocromocitoma. Altre cause temporanee di FA sono rappresentate da recenti interventi di chirurgia cardiaca o toracica oppure da aritmie come la tachicardia giunzionale o la tachicardia reciprocante AV che possono rappresentare il trigger della stessa e il cui trattamento può prevenire ulteriori recidive di FA. La FA, tuttavia, è più spesso associata a cause non reversibili come le cardiopatie organiche e alla valvulopatia mitralica in particolare. Altre cardiopatie spesso associate alla FA sono la cardiopatia ipertensiva, la cardiopatia ischemica, la cardiomiopatia ipertrofica o dilatativa e le cardiopatie congenite. Tale aritmia può essere anche secondaria a patologie infiltrative come l’amiloidosi o alla pericardite costrittiva o a tumori cardiaci o comunque adiacenti alla parete atriale. Altre condizioni spesso associate alla FA sono lo scompenso cardiaco, l’ipertensione arteriosa, il diabete mellito, l’obesità, il fumo e le apnee ostruttive notturne. Infine, anche il sistema nervoso autonomo può svolgere un ruolo nella genesi della FA attraverso un’iperattività della sua componente simpatica o vagale.

Sintomatologia
La FA è sintomatica nella maggior parte dei casi. I sintomi più comuni sono il cardiopalmo e la dispnea riscontrati rispettivamente nel 54% e 44% dei casi14. Il primo risulta più frequente nelle forme parossistiche mentre la seconda nelle forme permanenti. Altri sintomi di comune riscontro sono la facile affaticabilità (14%), il dolore toracico (10%) e le vertigini o la sincope (10%)14.
L’aritmia può, tuttavia, manifestarsi anche in forma asintomatica o silente ed essere riscontrata in modo occasionale all’ECG. Nello studio ALFA la percentuale di FA asintomatica era dell’11%14. Tuttavia, in letteratura è stata riscontrata con un’ampia variabilità a seconda del contesto clinico del paziente e del metodo più o meno prolungato di registrazione. Infatti, si passa da percentuali del 15-25% di riscontro fortuito con il solo ECG8,13,19 a percentuali del 56-70% con il monitoraggio transtelefonico durante terapia con farmaci antiaritmici20,21 ed a percentuali del 51-74% con l’interrogazione delle memorie di pacemaker o defibrillatori impiantabili (ICD)22-24. Va sottolineato che le forme sintomatiche e quelle asintomatiche possono coesistere nello stesso paziente manifestandosi l’una o l’altra in occasioni diverse. Il dato clinico maggiormente rilevante è la percentuale di recidive esclusivamente asintomatiche, in quanto la loro presenza implica la necessità di continuare un trattamento anticoagulante per la prevenzione delle tromboembolie anche in presenza di ritmo sinusale. È importante notare che dopo ablazione transcatetere della FA le recidive asintomatiche sono meno frequenti rispetto alla terapia farmacologica, essendo state riscontrate in un range dello 0-20% anche impiegando sistemi di registrazione prolungati come il monitoraggio transtelefonico, l’Holter di 7 giorni e le memorie dei dispositivi impiantabili 25-32.

Prognosi
La FA è associata ad un aumentato rischio di eventi ischemici cerebrovascolari, di scompenso cardiaco e di mortalità.
La mortalità per qualsiasi causa è circa il doppio nei pazienti con FA rispetto a quelli in ritmo sinusale5. Nello studio Framingham la FA aumenta il rischio di morte di 1.5 volte negli uomini e di 1.9 volte nelle donne indipendentemente dalla presenza di altre patologie concomitanti o dall’età dei pazienti33. Nello studio AFFIRM, condotto in pazienti ultrasessantacinquenni con FA, la mortalità è stata di circa il 4.5% per anno. Il rischio di morte è stato più alto nei soggetti cardiopatici e legato alla severità della cardiopatia stessa34. Tuttavia, anche in soggetti con FA primitiva è stato osservato un aumento della mortalità cardiovascolare e totale con un odds ratio rispettivamente di 4.31 e 1.9535. In circa il 50-75% dei casi la causa del decesso nei pazienti con FA è stata una causa cardiovascolare, rappresentata principalmente da ictus o scompenso cardiaco14,36.
La FA, determinando una perdita della contrattilità atriale, aumenta il rischio di formazione di coaguli nell’atrio, che possono successivamente dislocarsi e migrare in altre parti del corpo, generando eventi embolici. Quando tali eventi occorrono a livello cerebrale determinano un ictus ischemico. La FA è una delle cause principali di eventi tromboembolici e ne rappresenta un fattore di rischio indipendente in quanto responsabile del 15-18% di tutti i casi di ictus e di un terzo delle ischemie cerebrali invalidanti. Nei pazienti affetti da FA il rischio di ictus è 5 volte più elevato rispetto alla popolazione generale 37 con un tasso annuale del 4.5% contro lo 0.2-1.4% dei soggetti non affetti da FA. Tale percentuale sale al 7% se si includono gli attacchi ischemici transitori (TIA) e va ancora oltre se si considerano anche gli ictus silenti. Circa un paziente su tre affetto da FA nel corso della sua vita va incontro a rischio di ictus4.
La presenza di FA peggiora, inoltre, la prognosi dopo un ictus, aumentando la degenza e il grado di disabilità dei pazienti38. Gli ictus dovuti alla FA sono, infatti, associati ad un aumento del 50% dell’invalidità permanente. La mortalità aumenta dal 20% al 33% nei pazienti con ictus associato a FA rispetto a quelli con ictus non associato alla FA39,40. Il rischio di ictus è sostanzialmente simile nei pazienti con FA parossistica (2.6-3.2%) o permanente (2.9-3.3%)41,42. Tale rischio aumenta con l’età passando dall’1.5% dei pazienti con età tra 50-59 anni al 23.5% dei pazienti con età tra 80-89 anni. Il rischio tromboembolico è considerevolmente aumentato anche nei pazienti con stenosi mitralica o portatori di protesi valvolare cardiaca. Altri fattori di aumentato rischio tromboembolico, nei pazienti affetti da FA, sono rappresentati dalla storia di un evento ischemico cerebrovascolare pregresso, dal diabete mellito, dall’ipertensione arteriosa e dallo scompenso cardiaco. Il rischio relativo di ictus è aumentato di 2.5 volte nei pazienti con storia di ictus o TIA, di 1.7 volte nei diabetici, di 1.6 volte negli ipertesi e di 1.4 volte nei pazienti con recente storia di scompenso cardiaco o disfunzione ventricolare sinistra 5. Altri fattori “minori” di rischio tromboembolico sono il sesso femminile, la cardiopatia ischemica e la storia di tireotossicosi5.
La FA sembra essere associata anche ad un aumentato rischio di demenza del 2.7% ad 1 anno e del 10.5% a 5 anni dal primo riscontro4. Tale disturbo sembra essere dovuto principalmente ad infarti cerebrali multipli silenti4.
La FA, infine, aumenta di 3 volte il rischio di scompenso cardiaco. Nei pazienti con FA l’incidenza di un primo episodio di scompenso cardiaco aumenta di circa un 3% per anno43. Entrambe le condizioni spesso coesistono, infatti, circa un terzo dei pazienti con FA ha storia di scompenso cardiaco. Inoltre, nei pazienti con scompenso cardiaco la prevalenza della FA aumenta all’aumentare della classe funzionale NYHA, passando dal 4% nei pazienti in classe I al 50% in quelli in classe IV5. La comparsa di scompenso cardiaco peggiora, infine, la prognosi dei pazienti con FA determinando un aumento della mortalità del 2.7% nelle donne e del 3.1% negli uomini43.

Effetti della patologia sulla qualità della vita
La FA sintomatica può esercitare effetti marcatamente negativi sulla qualità della vita dei pazienti. I sintomi impattano in particolare sulla ridotta capacità di esercizio fisico e in alcuni casi sulle funzioni cognitive, il che può portare a riduzioni nella capacità di svolgere le normali attività quotidiane, inclusa l’attività lavorativa. Gli episodi di FA spesso richiedono un trattamento acuto per risolvere sintomi come il cardiopalmo, la dispnea e il dolore toracico, e questo ha un impatto sui pazienti aumentando i tassi di consultazione del medico di base o specialista e soprattutto le ospedalizzazioni. Anche i trattamenti farmacologici profilattici, generalmente utilizzati per il mantenimento del ritmo sinusale, possono avere un effetto negativo sulla qualità della vita dei pazienti a causa degli effetti collaterali o avversi ad essi correlati. Inoltre, la necessità per molti pazienti con FA di una terapia con anticoagulanti orali compromette in maniera importante la loro qualità della vita in quanto tale terapia impone una serie di limitazioni quali: a) un monitoraggio regolare con frequenti prelievi di sangue per prevenire sovra- e sottodosaggi del farmaco; b) una dieta costante per le numerose interazioni con diversi alimenti che ne possono potenziare o antagonizzare l’effetto; c) l’astensione da alcune attività ad elevato rischio di traumi o sanguinamenti.
La qualità della vita è risultata nettamente peggiore nei soggetti con FA rispetto ai controlli, con valori di tutti i parametri presi in esame (stato di salute generale, funzioni fisiche, vitalità, stato mentale, funzioni emotive, ruolo sociale, dolore fisico) più bassi del 16-30%. Tale peggioramento risulta simile o addirittura più accentuato di quello osservato in pazienti sottoposti ad angioplastica coronarica o con storia di infarto miocardico o di insufficienza cardiaca 44. Una classe funzionale NYHA avanzata, la presenza di una cardiopatia valvolare o ischemica, di una broncopneumopatia cronica e del diabete mellito peggiorano, inoltre, significativamente la qualità della vita nei pazienti con FA45-47. Infine, i pazienti con FA di sesso femminile hanno una qualità della vita significativamente peggiore rispetto a quelli di sesso maschile con un più elevato burden dei sintomi47,48.

TREND DEI RICOVERI ED EFFETTI
DELLA PATOLOGIA SUL CONSUMO
DI RISORSE E SUI COSTI

I tassi di ospedalizzazione per FA sono progressivamente aumentati sia in Europa che negli Stati Uniti49,50 a causa del peso crescente della malattia, dovuta all’invecchiamento della popolazione, con conseguenze economiche significative.
Negli Stati Uniti, il numero di ospedalizzazioni legate alla FA si è quasi triplicato in 20 anni50 e questa aritmia rappresenta l’1% di tutti i ricoveri51 e il 34% dei soli ricoveri per aritmie52. La degenza ospedaliera media è stata di 3.7 giorni51 e la spesa per cure ospedaliere è stata decisamente maggiore rispetto a quella di pazienti con caratteristiche analoghe ma senza FA53.
Stewart et al.54 hanno studiato il trend di ospedalizzazioni legate alla FA in Scozia nel periodo 1986-1996. In questo paese, nella suddetta decade, ci sono stati 103 085 ricoveri con diagnosi principale o secondaria di FA, triplicando il numero complessivo dei ricoveri dei pazienti affetti da tale patologia. Si è, infatti, passati dai 1869 ricoveri con diagnosi principale di FA del 1986 ai 5757 del 1996 mentre i ricoveri con diagnosi secondaria di FA sono passati dai 3577 agli 11 522 nello stesso arco temporale. L’incremento del numero di ricoveri associato a diagnosi principale di FA è stato del 6-10% per anno fino al 1990-1991 raddoppiando negli anni successivi. Nel 1996, rispetto a 10 anni prima, ci sono stati complessivamente 2094 (+232%) ricoveri in più e ben 1794 (+185%) sono stati i ricoveri aggiuntivi con diagnosi principale di FA. Anche se incrementi sensibili dei ricoveri sono stati osservati per qualsiasi sesso e fascia di età, la crescita maggiore ha riguardato i maschi e gli anziani con un trend ancora più evidente dal 1990-1991 in poi. Da notare che, nel decennio osservato, il consistente aumento del numero di ricoveri per FA ha generato un aumento di circa l’80% delle giornate di ricovero per anno nonostante la riduzione della durata media degli stessi. Nel 1996 la FA, come diagnosi principale alla dimissione, ha determinato il 7.0% (3.1% nel 1986) delle giornate di ricovero per malattie cardiovascolari nei maschi. Tale percentuale sale al 37% (17.8% nel 1986) se si includono anche i ricoveri con FA come diagnosi secondaria di dimissione.
Anche in Italia sono stati condotti studi che hanno dimostrato il pesante impatto economico della FA in termini di ricoveri. Lo studio EARISA55 ha messo in evidenza che il 20% dei pazienti arruolati nei 287 ospedali partecipanti allo studio avevano un’aritmia sopraventricolare rappresentata nella maggioranza dei casi (84%) da FA o flutter atriale. Tali pazienti hanno avuto una degenza media ospedaliera di 6 ± 5 giorni con il 38% di ricoveri in unità di terapia intensiva coronarica (degenza media di 3 ± 2 giorni). Anche lo studio FIRE56 ha mostrato il notevole impatto della FA sulle strutture ospedaliere italiane. La FA, infatti, ha rappresentato, in 1 mese di osservazione, l’1.5% di tutti gli accessi al Pronto Soccorso e il 3.3% di tutti i ricoveri ospedalieri. Dei pazienti presentatisi al Pronto Soccorso con FA, il 62% è stato ricoverato in un reparto internistico o cardiologico. La degenza media è stata di 7 ± 6 giorni e il 41.7% dei soggetti ammessi in Cardiologia è stato ricoverato in unità di terapia intensiva o semi-intensiva. Il 62.5% dei pazienti è stato sottoposto a cardioversione elettrica o farmacologica e il 64.4% è stato dimesso dall’ospedale in ritmo sinusale mentre ad un terzo dei pazienti dimessi in FA è stata programmata una cardioversione elettrica in un tempo successivo.
Sicuramente in questi studi ci sono stati diversi fattori che hanno influenzato l’aumento tanto consistente dei ricoveri, i più rilevanti dei quali molto probabilmente sono l’aumento della prevalenza della FA e le modifiche della pratica clinica e/o della codifica degli episodi di ricovero. Tuttavia, va sottolineato che le ricadute della FA sulla salute pubblica mostrano gli stessi trend sia negli Stati Uniti che in Europa e che l’impatto di spesa più consistente si ha in entrambe le realtà sotto forma di giornate di ricovero. La FA, pertanto, data la sua diffusione, mortalità e morbilità, è un’aritmia che assorbe molte risorse economiche e risulta fondamentale stimarne il reale impatto economico sui sistemi sanitari.



Una stima dei costi della FA è stata calcolata in cinque paesi europei raccogliendo, dopo un follow-up di 12 mesi, dati su: recidive di FA, modalità di trattamento, eventi clinici, visite specialistiche e ricoveri57. In tale studio, per un paziente con FA, il costo medio totale per ricovero è stato di €1363, €5252, €2322, €6360 e €6445 rispettivamente in Grecia, Italia, Polonia, Spagna e Olanda, mentre il costo medio totale su base annua ammontava rispettivamente a €1507, €3225, €1010, €2315 e €2328 (Tabella 1). Considerando il costo annuale per paziente fornito da questo studio, la stima europea di prevalenza della FA del 5.5% tra le persone con oltre 55 anni 11 e le statistiche demografiche58, gli autori hanno calcolato il peso economico della FA a livello nazionale. Secondo tali stime il costo annuale della FA nei cinque paesi studiati ammonta complessivamente a €6.2 miliardi (€272 milioni in Grecia, €3286 milioni in Italia, €526 milioni in Polonia, €1545 milioni in Spagna e €554 milioni in Olanda). I driver principali di costo sono quelli di ricovero e intervento che rappresentano più del 70% del costo annuale totale nei cinque paesi. Secondo tali stime, il costo della FA in Italia nel 2008 ha avuto un’incidenza del 3% sulla spesa sanitaria pubblica complessiva, che nello stesso anno è stata di €109 miliardi59.
Altri studi di cost-of-illness sulla FA sono stati condotti negli Stati Uniti60-62 e in Europa7,63-65 ma è difficile compararne i risultati a causa delle differenze presenti tra i diversi sistemi sanitari. Tra gli studi europei il più completo con cui si possono confrontare le stime della Euro Heart Survey, è lo studio COCAF63 che ha stimato, nel 2004 in Francia, in €3209 il costo medio annuale del paziente con FA. Tale valore è risultato decisamente allineato al costo annuale dei pazienti con FA in Italia57. Al contrario, Stewart et al.7 hanno rilevato, nel Regno Unito, un costo annuale per paziente con FA sostanzialmente inferiore e pari complessivamente a €680. Questa differenza potrebbe essere dovuta alla metodologia di studio utilizzata; nello studio di Stewart et al.7 è stata, infatti, usata una metodologia top-down, che notoriamente può incorrere nel rischio di sottostimare i costi complessivi dal momento che nell’analisi non vengono imputati tutti i tipi di costi sostenuti. La FA associata a scompenso cardiaco, coronaropatia, uso di farmaci antiaritmici di classe III, ipertensione e malattie metaboliche è risultata significativamente associata a costi maggiori. Il costo della FA è stato valutato anche in Olanda e Polonia nell’ambito di studi di costo-efficacia che analizzavano la strategia di controllo del ritmo vs quella di controllo della frequenza in pazienti con FA persistente. Nello studio olandese il costo medio è stato più basso nei pazienti trattati con la strategia di controllo della frequenza rispetto a quelli assegnati al controllo del ritmo (€3445 vs €4100) 64. Tale dato è stato confermato anche nello studio polacco seppur con costi medi annuali più bassi: €1225 nel gruppo di controllo della frequenza e €2526 nel gruppo di controllo del ritmo65. Queste stime sono, tuttavia, risultate superiori ai costi annuali calcolati per entrambi i paesi nella Euro Heart Survey (€2328 per l’Olanda e €1010 per la Polonia). Questo può essere dovuto al fatto che una parte sostanziale dei costi totali nei due gruppi di trattamento era generato da un protocollo di studio che potrebbe non riflettere la gestione della FA nella pratica clinica. D’altra parte, poiché i dati del follow-up ad 1 anno disponibili nella Euro Heart Survey non hanno permesso la quantificazione di tutte le risorse rilevanti, esiste anche la possibilità che in tale studio i costi annuali per paziente siano stati sottostimati. Infatti, in tale survey, ad esempio, non sono stati raccolti dati relativi al numero annuale delle visite specialistiche effettuate da un medico diverso dal curante, all’assistenza domiciliare e alle visite per il monitoraggio della terapia anticoagulante orale. Inoltre, anche la quantità delle risorse utilizzate potrebbe non essere stata determinata correttamente in tutti i casi poiché i dati raccolti indicavano solo se un certo intervento fosse stato eseguito o meno ma non quante volte. Pertanto, un paziente potrebbe aver subito un intervento più volte durante l’anno di follow-up, ma gli sarebbe stato assegnato solo il costo della singola procedura. Comunque, è importante sottolineare che anche la Euro Heart Survey ha identificato il ricovero come principale driver di costo nella gestione della FA confermando quanto osservato in altri studi.
Nel Regno Unito i costi per l’assistenza dei pazienti con FA sono aumentati dallo 0.6-1.2% dell’intera spesa del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) del 1995, allo 0.9-2.4% del 20007. I costi più rilevanti erano attribuibili, analogamente a quanto rilevato nello studio COCAF63, alle ospedalizzazioni e ai farmaci che rappresentavano rispettivamente il 50% e il 20% del totale (Figura 1).
Un’analisi economica dallo studio FRACTAL ha rilevato che i costi sanitari annuali associati alla FA sono in media di US$4700 per paziente/anno nei primi anni dopo la diagnosi, mentre successivamente variano sensibilmente a seconda del decorso clinico61. I pazienti con FA cronica conclamata già all’arruolamento avevano un consumo di risorse e costi inferiori rispetto a quelli con FA ricorrente. Tra questi ultimi la frequenza delle recidive era fortemente associata a un maggior consumo delle risorse perché ciascuna recidiva aumentava il costo annuale in media di US$1600.
In un altro studio condotto negli Stati Uniti i pazienti con FA costavano circa 5 volte di più rispetto a quelli non affetti da tale patologia62. Il costo annuo diretto del paziente con FA era, infatti, di US$15 553 e risultava superiore di US$12 349 rispetto al paziente senza FA. Secondo un’analisi retrospettiva di tre database statunitensi a finanziamento governativo il costo annuale totale di trattamento della FA è stato stimato di US$6.65 miliardi, di cui US$2.93 miliardi (44%) per il ricovero, US$1.95 miliardi (29%) per il costo incrementale ospedaliero della FA dovuto a diagnosi di comorbilità, US$1.53 miliardi (23%) per il trattamento ambulatoriale della FA e US$235 milioni (4%) per la terapia farmacologica 66. In tutte le analisi di regressione la FA ha contribuito significativamente all’aumento dei costi ospedalieri per cui è lecito attendersi che i trattamenti che riducono le recidive diminuiscano significativamente il costo totale di trattamento a lungo termine. Per fornire una dimensione dell’impatto dei costi della FA rispetto ad altre patologie cardiovascolari, si consideri che il totale dei costi diretti per queste ultime (includendo anche il costo delle cure infermieristiche e dell’assistenza domiciliare) è stimato annualmente negli Stati Uniti in $242 miliardi di cui $25 miliardi per lo scompenso cardiaco e $35 miliardi per l’ictus. Inoltre, in uno studio prospettico di coorte su pazienti Medicare ricoverati, la spesa totale ad 1 anno era 8.6-22.6 volte superiore negli uomini con FA e 9.8-11.2 nelle donne con FA rispetto ad analoghi gruppi di pazienti senza questa patologia 53.



Il costo di trattamento per pazienti con ictus associato a FA è significativamente maggiore rispetto a quelli con ictus non causato da FA. I costi diretti medi per paziente sono circa il 33% più elevati in caso di ictus associato a FA soprattutto a causa dei maggiori costi dovuti al ricovero iniziale e all’assistenza domiciliare67. Allo stesso modo l’insorgenza della FA in pazienti sottoposti ad intervento di bypass coronarico ne aumentava il costo di gestione di US$6356 rispetto a quelli senza FA68.

TRATTAMENTO DELLA FIBRILLAZIONE
ATRIALE: ALTERNATIVE TERAPEUTICHE

Le strategie attualmente impiegate per la gestione della FA sono essenzialmente di due tipi: strategie mirate al controllo del ritmo (che agiscono sull’aritmia tentando il ripristino di un normale ritmo sinusale) e strategie volte al controllo della frequenza (ovvero, che non tentano di rimuovere l’aritmia sottostante ma sono volte solo al rallentamento della frequenza ventricolare). Entrambe le tipologie di intervento vengono normalmente associate a farmaci anticoagulanti per ridurre il rischio di ictus ischemico. I principali farmaci antiaritmici utilizzati per il controllo delle recidive aritmiche e divisi per classi farmacologiche di appartenenza sono riportati nella Tabella 2 69.
Le due strategie di trattamento sono state oggetto di confronto in diversi studi multicentrici, randomizzati, in cui sono stati arruolati oltre 6000 pazienti. I risultati dei principali studi vengono di seguito riportati.
Lo studio PIAF ha arruolato 225 pazienti con FA persistente dimostrando, ad 1 anno, un miglioramento della capacità di esercizio e un aumento delle ospedalizzazioni nel gruppo di pazienti sottoposti a controllo del ritmo70,71.



Lo studio STAF ha arruolato 200 pazienti con FA persistente dimostrando, a 20 mesi, una riduzione statisticamente non significativa della mortalità (2.5 vs 4.9%) e un aumento delle ospedalizzazioni nei pazienti sottoposti a controllo del ritmo72.
Nello studio RACE sono stati arruolati 522 pazienti con FA persistente recidivante e alto rischio tromboembolico. I risultati dello studio non dimostrano, ad un follow-up di 2.3 anni, un beneficio significativo sull’endpoint primario con una delle due strategie di trattamento73.
Il principale studio di confronto è l’AFFIRM in cui sono stati arruolati 4060 pazienti con età >65 anni e FA parossistica o persistente. Anche in questo studio non è emersa la superiorità di una strategia di trattamento rispetto all’altra ad un follow-up medio di 3.5 anni per quanto riguarda la mortalità totale (26.7% e 25.9% nel gruppo controllo del ritmo o della frequenza, rispettivamente)34. Tuttavia, ulteriori sottoanalisi di questo studio hanno evidenziato un eccesso di mortalità (1.5 volte; p=0.0007) per cause non cardiovascolari (essenzialmente polmonari) nel gruppo controllo del ritmo, possibilmente legata all’utilizzo dell’amiodarone36 e, parallelamente, un significativo beneficio in termini di sopravvivenza nei pazienti in ritmo sinusale quando questo obiettivo veniva raggiunto senza l’utilizzo di farmaci antiaritmici74. Infine, le sottoanalisi hanno anche dimostrato un aumento del numero di eventi ischemici cerebrali nei pazienti in controllo del ritmo legato ad una sospensione o ad un utilizzo non appropriato della terapia anticoagulante orale75.
Lo studio HOT CAFÉ ha arruolato 205 pazienti con FA persistente e in terapia anticoagulante corretta evidenziando, ad un follow-up di 1.7 anni, una riduzione delle ospedalizzazioni nel gruppo controllo della frequenza ed una migliore capacità di esercizio in quello controllo del ritmo76.
Infine, lo studio AF-CHF ha valutato le due strategie di trattamento in un’ampia popolazione (1376 pazienti) con disfunzione ventricolare sinistra (frazione di eiezione ≤35%) e sintomi di insufficienza cardiaca. Ancora una volta, la sopravvivenza non sembra essere influenzata dalla strategia di trattamento, mentre nel gruppo di pazienti trattati con farmaci antiaritmici per il mantenimento del ritmo sinusale si osservava un aumento significativo delle ospedalizzazioni per FA e bradiaritmie77.
Sebbene, ad oggi, non siano emerse differenze statisticamente significative tra le due strategie di trattamento, il controllo della frequenza media durante FA non può essere proposto indiscriminatamente nei pazienti con FA parossistica ricorrente o persistente. In primo luogo, le popolazioni arruolate negli studi sono costituite prevalentemente da soggetti anziani e/o con comorbilità associate. Inoltre, solo in una parte dei pazienti sottoposti a controllo del ritmo con farmaci antiaritmici, questo obiettivo era realmente raggiunto (23-63%) a causa dell’inefficacia o scarsa tollerabilità dei presidi terapeutici utilizzati rendendo così difficile stabilire il reale impatto clinico del mantenimento del ritmo sinusale. A questo proposito, il mantenimento del ritmo sinusale senza utilizzo di farmaci antiaritmici sembra essere associato ad un miglioramento della sopravvivenza che, purtroppo, viene negativamente controbilanciato dall’eccesso di mortalità prodotto dall’utilizzo dei farmaci antiaritmici. Pertanto, la strategia di trattamento dovrebbe essere individualizzata e guidata da diversi fattori tra cui il pattern della FA, il numero di recidive aritmiche, la sintomaticità, le patologie cardiache o extracardiache associate, la risposta e la tollerabilità dei farmaci antiaritmici, l’età e la volontà del paziente. Secondo le attuali linee guida AIAC, la strategia di controllo della frequenza sarebbe da preferire nei pazienti refrattari alla terapia farmacologica antiaritmica, che hanno presentato numerose recidive ai tentativi di cardioversione, o nei pazienti in cui, per motivi anagrafici o per la presenza di una cardiopatia sottostante, non sia possibile seguire la strategia di controllo del ritmo 4. Inoltre, essa potrebbe essere preferita negli anziani con FA persistente, asintomatici o paucisintomatici e in quelli, sempre anziani, con FA ricorrente e insufficienza cardiaca da ridotta funzione ventricolare sinistra.
Le recenti linee guida della Società Europea di Cardiologia raccomandano che il controllo della frequenza dovrebbe essere la strategia iniziale nei pazienti anziani e scarsamente sintomatici. Il controllo del ritmo è invece la strategia raccomandata nei pazienti con FA sintomatica nonostante i farmaci per il controllo della frequenza. Essa è inoltre indicata nei pazienti con scompenso cardiaco per migliorare i sintomi, e dovrebbe essere l’approccio iniziale nei pazienti giovani e sintomatici o che svolgono attività fisica e in pazienti con FA secondaria a cause rimovibili 78. I pazienti con FA parossistica sono sottoposti più spesso ad una strategia mirata al controllo del ritmo, mentre una strategia mirata al controllo della frequenza è più frequente nei pazienti con FA permanente.

Controllo del ritmo con farmaci
antiaritmici - cardioversione
Cardioversione è il termine generalmente impiegato per indicare la riconduzione della FA al normale ritmo sinusale. Il ripristino del ritmo sinusale nei pazienti con FA può avvenire spontaneamente (forme parossistiche) o mediante cardioversione farmacologica (somministrazione orale o endovenosa di farmaci ad azione antiaritmica) o elettrica (erogazione di una scarica di corrente continua sulla superficie toracica attraverso un defibrillatore esterno). La cardioversione elettrica è generalmente preferita alla farmacologica nella FA relativamente prolungata (oltre le 48h) mentre quella farmacologica è preferita per FA di insorgenza più recente 4. I principali farmaci antiaritmici utilizzabili per la cardioversione farmacologica secondo le linee guida AIAC, e la loro indicazione a seconda della presenza o assenza di cardiopatia, sono riportati nella Tabella 3.
Se la FA ricorre e non vi è indicazione alla strategia di controllo della frequenza, è generalmente indicato, come primo approccio, l’utilizzo di farmaci per la prevenzione delle recidive aritmiche. I farmaci utilizzabili sono ad azione antiaritmica o non. Riguardo a quest’ultima categoria, rappresentata da inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina, antagonisti recettoriali dell’angiotensina II, statine e acidi grassi omega-3, gli studi ad oggi eseguiti non hanno evidenziato una chiara utilità nella prevenzione delle recidive di FA e, pertanto, andrebbero somministrati esclusivamente in pazienti in cui è richiesto il loro utilizzo per patologie associate 4.
L’efficacia dei diversi farmaci antiaritmici rispetto a nessun trattamento, placebo o digitale è stata dimostrata in diversi studi clinici79,80. Tuttavia, sebbene essi siano in grado di aumentare la percentuale di persistenza del ritmo sinusale a distanza, recidive aritmiche si osservano in circa il 30-60% dei pazienti in 1 anno di trattamento. Inoltre, vanno considerati anche i potenziali effetti collaterali dei farmaci e il possibile incremento di mortalità riportato in particolari sottogruppi di pazienti81,82.
In Italia, nella comune pratica clinica sono utilizzati prevalentemente farmaci di classe IC o di classe III.

Indicazioni ed efficacia dei diversi farmaci antiaritmici
Flecainide. La flecainide possiede un’efficacia superiore al placebo (31-61 vs 7-39%) e alla chinidina83-87.
Nello studio CAST, la flecainide ha indotto un aumento della mortalità improvvisa nei pazienti con pregresso infarto miocardico88. Per questa ragione e per i noti effetti inotropi e dromotropi negativi, è controindicata nei pazienti con cardiopatia ischemica, con disfunzione ventricolare sinistra e con gravi turbe dell’eccitoconduzione. Costituisce, invece, un trattamento di prima scelta nei soggetti senza o con lieve cardiopatia nei quali non appare responsabile di significativi effetti proaritmici89. La frequenza di sospensione del trattamento per effetti indesiderati riportata è del 5-29% dei casi.




Propafenone. Il propafenone ha un’efficacia superiore al placebo e simile a quella della disopiramide e del sotalolo, essendo efficace ad 1 anno nel 30-50% dei pazienti90-94. Come la flecainide, della quale condivide la classe farmacologica, è controindicato nei pazienti con cardiopatia ischemica, con disfunzione ventricolare sinistra e con gravi turbe dell’eccitoconduzione. Il suo uso è di prima scelta nei soggetti non cardiopatici o con cardiopatia non significativa. La frequenza di sospensione del trattamento per effetti indesiderati è simile a quella della flecainide.

Sotalolo. Il sotalolo possiede una doppia azione, antiaritmica di classe III e betabloccante. La sua efficacia è maggiore rispetto al placebo, simile a quella della chinidina e del propafenone, ma non chiaramente superiore al betabloccante95-99. Il sotalolo ha indicazione nei pazienti con cardiopatia ischemica nei quali ha un’efficacia simile a quella dell’amiodarone100, ma non è stato sufficientemente indagato nei pazienti con disfunzione sistolica. Questo farmaco presenta il vantaggio di rallentare la frequenza ventricolare in caso di recidiva di FA, ma prolunga l’intervallo QT, in particolare nei pazienti con disfunzione sistolica o grave cardiopatia, nei quali può indurre torsione di punta. La frequenza di sospensione del trattamento per effetti indesiderati riportata è del 5-12%.

Amiodarone. L’amiodarone sembra essere il farmaco antiaritmico più efficace. Si è rivelato infatti superiore, oltre che al placebo, alla chinidina, al propafenone e al sotalolo79,80,100-102. La sua efficacia nel prevenire le recidive sintomatiche di FA ad 1 anno è stata del 70% sia nello studio CTAF102 che nello studio SAFE-T100. La potenzialità di induzione di effetti collaterali extracardiaci (riportata nel 5-35% dei casi) è, tuttavia, un severo fattore limitante, specialmente nell’utilizzo in cronico e ad alti dosaggi, e può talora vanificare gli effetti favorevoli sul mantenimento del ritmo; per queste ragioni l’amiodarone viene considerato farmaco di seconda scelta in molte situazioni cliniche103-105. Non deprimendo la contrattilità miocardica e inducendo solo raramente effetti proaritmici rilevanti, viene reputato farmaco di prima scelta nei pazienti con disfunzione sistolica, con scompenso cardiaco o comunque con grave cardiopatia e in quelli con pregresso infarto miocardico.

Dronedarone. Il dronedarone è un derivato non iodato dell’amiodarone che, come il precursore, ha effetti su molteplici canali ionici e recettori106. La dose giornaliera utilizzata nella prevenzione delle recidive di FA è di 800 mg ed è stata testata in due trial gemelli (EURIDIS e ADONIS) che hanno incluso complessivamente 1237 pazienti107. In questi trial, il dronedarone ha ridotto, rispetto al placebo, il tempo alla prima ricorrenza di FA del 25% e la frequenza ventricolare media durante gli accessi aritmici. Quest’ultimo risultato è stato anche confermato in uno studio successivo appositamente condotto in pazienti con FA permanente108. L’incidenza di effetti collaterali cardiaci o extracardiaci non è stata significativamente differente rispetto al placebo.
In un altro studio randomizzato e controllato (ATHENA), relativo ad un’ampia casistica di 4628 pazienti con FA ed almeno un fattore di rischio tromboembolico, il dronedarone ha mostrato, rispetto al placebo, una riduzione significativa (del 24%) del tasso di ospedalizzazione e della mortalità cardiovascolare109. Recentemente sono stati pubblicati i risultati di un trial di confronto diretto tra dronedarone e amiodarone (DIONYSOS). In questo trial, il dronedarone è apparso meno efficace dell’amiodarone nella prevenzione delle recidive aritmiche (efficacia del 36.5 vs 58% a 7 mesi di follow-up), mostrando, però, al tempo stesso, un miglior profilo di sicurezza e tollerabilità, con un’incidenza significativamente minore di eventi avversi, specialmente a livello tiroideo e neurologico, che hanno costretto alla sospensione del farmaco (5.2 vs 11%) 110.
Infine, è da ricordare che nello studio ANDROMEDA, relativo a pazienti ospedalizzati per scompenso cardiaco severo da recente instabilizzazione clinica, il dronedarone è risultato associato ad un eccesso di mortalità rispetto al placebo111. Per tale motivo il farmaco viene considerato controindicato nello scompenso cardiaco di recente insorgenza o peggioramento, con frazione di eiezione ventricolare sinistra <35% e classe funzionale NYHA III-IV. In base ad un’analisi post-hoc dello studio ATHENA sembra, comunque, che l’impiego del dronedarone non sia pericoloso in pazienti con scompenso cardiaco stabile, frazione di eiezione ventricolare sinistra <40% e classe funzionale NYHA II-III112.

Controllo della frequenza ventricolare
Il controllo della frequenza ventricolare durante FA può essere ottenuto mediante farmaci che deprimono la capacità di conduzione del nodo AV o attraverso un’ablazione transcatetere della giunzione AV seguita da impianto di un pacemaker (Ablate & Pace). Il razionale di questi trattamenti consiste nella riduzione dei sintomi derivanti dalla elevata ed irregolare frequenza cardiaca durante FA. Il trattamento farmacologico di controllo della frequenza cardiaca può essere utilizzato transitoriamente nelle forme di FA parossistica/persistente (nell’attesa del ripristino spontaneo del ritmo sinusale o della cardioversione farmacologica o elettrica), o stabilmente nella forma permanente quando si è deciso di perseguire tale strategia di trattamento (vedi paragrafi precedenti).
Sebbene la frequenza cardiaca ottimale da raggiungere durante trattamento farmacologico non sia del tutto nota, un efficace controllo della risposta ventricolare può essere ottenuto nel 64-80% dei pazienti40,113. Tuttavia, i trial clinici dimostrano che il beneficio clinico in termini di miglioramento della qualità di vita e tolleranza all’esercizio fisico rimane ancora controverso40,114,115. I farmaci utilizzabili per il controllo della frequenza ventricolare, da soli o in associazione, sono la digitale, i calcioantagonisti non diidropiridinici (verapamil e diltiazem), i betabloccanti, l’amiodarone e il dronedarone. In particolare, la digitale agisce esclusivamente in condizioni di riposo e dovrebbe pertanto essere sempre associata ad un altro trattamento farmacologico (calcioantagonisti o betabloccanti); per il suo effetto migliorativo sulla contrattilità miocardica, essa è principalmente indicata nei pazienti con insufficienza cardiaca. Rispetto alla digitale, i calcioantagonisti ed i betabloccanti agiscono anche durante esercizio fisico risultando, pertanto, i farmaci di prima scelta per il controllo della frequenza ventricolare nella maggior parte delle condizioni cliniche. L’amiodarone è un farmaco di seconda scelta a causa degli importati effetti collaterali; esso dovrebbe essere utilizzato solo in particolari situazioni, quando in aggiunta al rallentamento della frequenza cardiaca sia richiesta anche un’azione antiaritmica. Infine, il dronedarone ha dimostrato di rallentare efficacemente la frequenza ventricolare sia a riposo che da sforzo come dimostrato in un recente trial clinico multicentrico 108.
L’Ablate & Pace è indicato quando la terapia farmacologica risulta inefficace, non tollerata o controindicata. L’ablazione della giunzione AV è superiore alla sola modulazione della conduzione (modificazione delle capacità conduttive del nodo AV senza induzione di blocco completo della conduzione) come dimostrato in studi clinici randomizzati116. L’efficacia acuta dell’ablazione transcatetere della giunzione AV è superiore al 95%, con un rischio di recidiva dello 0-7% e un rischio di complicanze periprocedurali minore del 2% (mortalità 0.1%)117. Questo tipo di trattamento si associa ad un miglioramento della qualità di vita e della tolleranza all’esercizio come dimostrato in studi clinici controllati113,118 anche se una quota significativa del beneficio deriva da un effetto placebo119. Nel lungo termine la strategia di Ablate & Pace favorisce la progressione verso la forma permanente di FA120,121 senza apparentemente aumentare il rischio tromboembolico purché la terapia anticoagulante orale sia proseguita122. Un altro ovvio svantaggio di questa modalità di trattamento è la dipendenza irreversibile dei pazienti dalla stimolazione elettrica artificiale. Tuttavia, i risultati degli studi randomizzati e controllati non mostrano un aumento della mortalità. Una metanalisi di 16 studi ha dimostrato una mortalità totale ad 1 anno del 6.3% ed improvvisa del 2%, in linea con quelle riportate in ampi studi clinici su popolazioni simili non trattate con Ablate & Pace123. Il 7-14% dei pazienti sottoposti a questo trattamento non rispondono efficacemente probabilmente a causa della persistenza della FA, dell’inappropriata programmazione del pacemaker o all’effetto emodinamicamente sfavorevole della stimolazione ventricolare destra123,124. In quest’ultimo caso, così come nei pazienti con già dimostrata disfunzione ventricolare sinistra sintomatica, il tipo di stimolazione ottimale dovrebbe essere quella biventricolare al fine di prevenire la desincronizzazione indotta dalla sola stimolazione ventricolare destra. L’efficacia dell’ablazione della giunzione AV associata alla terapia resincronizzante mediante pacing biventricolare è stata valutata in studi clinici randomizzati di confronto che hanno dimostrato un significativo miglioramento della funzione contrattile del ventricolo sinistro e della capacità di esercizio 119,125,126. A causa del disegno degli studi e la brevità del follow-up non ci sono, invece, dati disponibili per quanto concerne la sopravvivenza, il rischio di eventi tromboembolici, i ricoveri ed i costi della terapia.

Ablazione chirurgica della fibrillazione atriale
L’ablazione chirurgica è stata la prima metodica di trattamento non farmacologico della FA. Essa consisteva, secondo la tecnica inizialmente proposta da Cox, nella creazione di barriere elettriche biatriali attraverso una serie di incisioni e suture che avevano come fine quello di compartimentalizzare gli atri riducendo la possibilità di automantenimento della FA. Gli schemi ablativi si sono successivamente evoluti sulla base delle sempre maggiori acquisizioni in campo fisiopatologico. Parallelamente, sia l’approccio chirurgico (minitoracotomia, toracoscopia) che la modalità di esecuzione delle lesioni (mediante radiofrequenza, crioenergia, laser, ultrasuoni, microonde) si sono modificati grazie allo sviluppo ed implementazione di nuove tecnologie. Attualmente la tecnica chirurgica prevede l’isolamento elettrico delle vene polmonari (VP) in associazione o meno a lesioni lineari che congiungano tra loro aree elettricamente inerti. Ad oggi l’ablazione chirurgica viene eseguita quasi esclusivamente in soggetti sottoposti ad intervento cardiochirurgico per sostituzione valvolare o rivascolarizzazione miocardica con percentuali di successo a distanza, riportate in studi non randomizzati e retrospettivi, vicine al 90% 127-132 senza incremento del rischio operatorio133. Risultati simili sembrano essere ottenuti quando la procedura viene eseguita esclusivamente per il trattamento della FA134. Questi risultati non sono tuttavia confrontabili con quelli ottenuti mediante ablazione transcatetere per mancanza di studi di comparazione diretta, per le diverse popolazioni trattate e le spesso inadeguate modalità di valutazione delle recidive nel follow-up. Un altro limite della tecnica chirurgica rispetto a quella transcatetere è costituito dalla maggiore invasività. Infine, anche l’effetto dell’ablazione chirurgica sul rischio tromboembolico non è del tutto noto; sono infatti riportate basse prevalenze di accidenti ischemici cerebrali nel follow-up 135,136, ma tale dato è sicuramente influenzato dalla concomitante esclusione chirurgica dell’auricola sinistra durante l’intervento. Per tali motivi, le attuali linee guida AIAC considerano indicato tale approccio nei soggetti sottoposti a concomitante intervento cardiochirurgico (classe IIa, livello di evidenza A) o in cui l’ablazione transcatetere non può essere eseguita (classe IIb, livello di evidenza B)4.

TRATTAMENTO DELLA FIBRILLAZIONE
ATRIALE: L’ABLAZIONE TRANSCATETERE
L’ablazione transcatetere è una tecnica invasiva utilizzata da diversi anni per il trattamento delle tachicardie sopraventricolari e ventricolari. Tale metodica è stata applicata anche alla FA e negli ultimi 10 anni è evoluta rapidamente passando da una procedura di tipo sperimentale a una routinariamente eseguita nelle principali strutture ospedaliere.
 
Basi elettrofisiologiche dell’ablazione transcatetere della fibrillazione atriale
L’insorgenza della FA è dovuta a molteplici meccanismi. È, infatti, ampiamente riconosciuto che il suo sviluppo richiede la presenza sia di trigger che di un substrato anatomico favorevole in grado rispettivamente di innescare e perpetuare l’aritmia. I foci in grado di innescare la FA sono prevalentemente localizzati all’interno delle VP137 e meno frequentemente originano da altre strutture anatomiche quali: la vena cava superiore, la vena di Marshall, il seno coronarico e la parete posteriore dell’atrio sinistro138. Il tessuto atriale circostante alle VP, definito come “antro” venoso, costituisce il substrato capace di perpetuare i circuiti di rientro per la peculiare disposizione delle fibre miocardiche e/o in quanto fa parte della massa critica necessaria per sostenere l’aritmia. Esso include parte della parete posteriore dell’atrio sinistro, il tetto, il setto interatriale e il cercine tra le VP e l’auricola sinistra138,139. Il sistema nervoso autonomo, inoltre, può contribuire come “fattore modulante” all’innesco della FA facilitando la formazione dei “firing” capaci di innescare la FA. I plessi gangliari sono anch’essi largamente contenuti all’interno dell’antro venoso140. L’ablazione ha l’obiettivo di prevenire l’insorgenza della FA eliminando i trigger responsabili del suo innesco o alterando il substrato aritmogeno in grado di perpetuarla e, pertanto, ha come target principale l’area a livello della giunzione tra l’atrio sinistro e le VP.

Tecniche utilizzate per l’ablazione transcatetere della fibrillazione atriale
Ablazione lineare in atrio destro e sinistro
Partendo dal successo dell’approccio chirurgico con la procedura di Maze, alcuni elettrofisiologi all’inizio degli anni ’90 hanno cercato di riprodurre tale procedura eseguendo le lesioni lineari, necessarie a compartimentalizzare gli atri, con l’ablazione transcatetere utilizzando l’energia a radiofrequenza. Le lesioni venivano eseguite sia in atrio destro che in atrio sinistro ma, in queste prime esperienze, l’efficacia di tale procedura fu modesta e gravata da un elevato numero di complicanze. Essa, inoltre, richiedeva lunghi tempi procedurali e di fluoroscopia. Il tentativo di eseguire le lesioni lineari solo in atrio destro, per ridurre la durata delle procedure e le complicanze, si rivelò ancora più insoddisfacente per l’ulteriore riduzione dell’efficacia di tale approccio rendendo maggiormente chiaro il ruolo fondamentale dell’atrio sinistro nella genesi della FA 141-145. Lo scarso successo dell’ablazione transcatetere mediante lesioni lineari rispetto a quello chirurgico era dovuto alla difficoltà di eseguire con erogazioni punto-punto delle lesioni lineari estese e allo stesso tempo continue e transmurali. Attualmente alcuni autori hanno proposto di eseguire lesioni lineari a livello dell’istmo mitralico o del tetto dell’atrio sinistro come step aggiuntivo all’isolamento delle VP146-149. Tale approccio risulta tuttavia controverso per la possibilità di complicanze ad esso associato e il rischio di creare un substrato proaritmico in grado di favorire flutter atriali iatrogeni150.

Approcci ablativi mirati alle vene polmonari
L’identificazione di trigger che innescano la FA e la loro localizzazione, nella maggior parte dei casi, all’interno delle VP è stata una pietra miliare nel trattamento di tale aritmia. Haissaguerre et al.137 dimostrarono la possibilità di prevenire le recidive di FA eseguendo l’ablazione dei trigger che la innescavano nella loro sede di origine. Tuttavia, l’ablazione diretta dei foci innescanti la FA all’interno delle VP risultò limitata dalla difficoltà ad identificarli, dal fatto che questi ultimi potevano essere multipli ed originare frequentemente da vene diverse151,152, ed, infine, dall’elevata percentuale di stenosi severe delle stesse (circa il 43%)153. Gli stessi autori, pertanto, alcuni anni dopo proposero l’isolamento elettrico della VP a livello della giunzione con l’atrio sinistro avendo come target inizialmente la VP sede dei foci in grado di innescare la FA e poi tutte le VP indipendentemente dalla dimostrazione della presenza di foci al loro interno152. In tal modo fu ridotto sia il rischio di stenosi delle VP che di nuove recidive di FA prevenendo la possibilità da parte di altri foci, ad origine da vene diverse e non identificati in corso di ablazione, di innescare l’aritmia. Tale approccio, definito come isolamento segmentale delle VP, tipicamente richiedeva il rilascio di energia a radiofrequenza lungo il 30-80% della circonferenza dell’ostio venoso152. L’endpoint della procedura era la documentazione dell’isolamento elettrico delle VP e si otteneva attraverso una serie di lesioni segmentali nei siti di più precoce conduzione atrio-venosa. L’obiettivo era la comparsa del blocco della conduzione atrio-venosa a livello dell’ostio delle VP, documentato dalla scomparsa dei potenziali venosi sul catetere mappante circolare e/o dall’impossibilità di cattura atriale stimolando le fibre miocardiche all’interno delle VP 152,154. Il rischio di stenosi delle VP comunque presente e l’importanza dell’antro venoso nella genesi della FA hanno comportato lo spostamento ancora più prossimale del target dell’ablazione155,156. L’ablazione della FA mediante isolamento antrale delle VP rappresenta allo stato attuale l’approccio più frequentemente utilizzato. Tale approccio, oltre ad isolare le VP, coinvolge anche parte della parete posteriore, il tetto, il setto interatriale e il cercine tra le VP e l’auricola sinistra consentendo di includere nell’area di lesione possibili ulteriori foci extrapolmonari e di alterare il substrato aritmogeno; è stato anche ipotizzato che l’ablazione a livello dell’antro delle VP coinvolga i plessi gangliari localizzati in tale area 138,140.

Approcci ablativi non mirati alle vene polmonari
Foci esterni alle VP in grado di innescare la FA, anche se meno frequenti, sono stati riscontrati con percentuali fino ad un terzo di pazienti ed in casi selezionati la loro ablazione ha consentito di prevenire ulteriori recidive di FA137,151,157,158. Essi sono stati localizzati a livello della parte posteriore dell’atrio sinistro, della vena cava superiore, della cresta terminale, della fossa ovale, del seno coronarico, lungo il legamento di Marshall e in prossimità degli anelli atrioventricolari. Manovre provocative come la somministrazione di isoproterenolo, a dosi incrementali fino a 20 μg/min, possono facilitarne l’identificazione. Va comunque sottolineato che l’ablazione antrale delle VP include nella linea di lesione alcune delle aree in cui essi sono localizzati.
Alcuni autori hanno identificato aree con elettrogrammi atriali complessi, frazionati e di basso voltaggio (CFAE) come aree importanti per il mantenimento della FA e hanno descritto che l’ablazione in tali aree, eliminando i CFAE, poteva prevenire ulteriori recidive di FA; tali aree sono state localizzate nella maggior parte dei casi intorno alle VP (60%) o a livello del tetto e del setto interatriale adiacente alle stesse (87%)159. Il significato di tali potenziali è comunque controverso160-163. Inoltre, l’efficacia di tale approccio ha dato risultati controversi e, in recenti lavori, appare limitata in assenza di isolamento delle VP164-171.
Nei pazienti con FA persistente di lunga durata è stato proposto un approccio ablativo composto di step multipli secondo cui si esegue in successione l’isolamento delle VP, della vena cava superiore, dei CFAE e le lesioni lineari a livello dell’istmo mitralico, del tetto dell’atrio sinistro e dell’istmo cavo-tricuspidale. L’endpoint di tale approccio è l’interruzione della FA149.
Infine, alcuni autori hanno suggerito che l’ablazione dei gangli plessiformi, localizzati principalmente nel grasso epicardico in prossimità degli antri delle VP, possa aumentare l’efficacia della procedura di ablazione della FA172,173.

Attuali punti cardine dell’ablazione transcatetere della fibrillazione atriale
Come definito dai due documenti di consenso internazionale, Venice Chart138 e HRS/EHRA/ECAS Consensus Statement140 e dalle recenti linee guida AIAC4, nell’ablazione transcatetere della FA vanno tenuti presenti i seguenti punti cardine:
le strategie ablative che si indirizzano alle VP e/o ai loro antri costituiscono il requisito base ed imprescindibile per la maggior parte delle procedure di ablazione della FA;
un’accurata identificazione degli osti delle VP è indispensabile per evitare l’ablazione all’interno delle stesse e ridurre il rischio di stenosi. A tal fine è fortemente consigliato l’utilizzo delle più recenti tecnologie di imaging [ecografia intracardiaca (ICE), mappaggio elettroanatomico con integrazione delle immagini] che consentono una precisa visualizzazione della posizione dell’elettrodo ablatore e un’accurata definizione dell’anatomia delle VP, che frequentemente può presentare importanti variazioni individuali;
quando il target è rappresentato dalle VP, l’obiettivo è l’isolamento completo. A tal fine è importante inserire in atrio sinistro per via transettale anche un catetere mappante circolare multipolare per la verifica in tempo reale del blocco bidirezionale della conduzione atrio-venosa;
quando, durante una procedura di ablazione, si identifica un trigger focale al di fuori delle VP, questo dovrebbe essere eliminato;
quando si eseguono linee di lesione addizionali, la completezza di tali linee dovrebbe essere dimostrata con metodi di mappaggio o pacing. È fondamentale la dimostrazione del blocco bidirezionale della conduzione per tutta la lunghezza della linea di ablazione, in quanto la quasi totalità delle tachicardie da macrorientro post-ablazione può sfruttare, per il mantenimento del circuito di rientro, un gap di conduzione lungo la linea di ablazione. Si tenga presente come, al di fuori dell’istmo cavo-tricuspidale, l’ottenimento del blocco completo di conduzione lungo una lesione lineare possa non essere facile;
l’ablazione dell’istmo cavo-tricuspidale è raccomandata solo in pazienti con storia di flutter atriale tipico comune o in cui è inducibile un flutter atriale istmo-dipendente;
qualora si trattino pazienti con FA persistente di lunga durata (>12 mesi), il solo isolamento dell’ostio delle VP può non essere sufficiente.

Tecnologie utilizzate per l’ablazione transcatetere della fibrillazione atriale
Cateteri ablatori e sorgenti di energia
L’obiettivo di una procedura di ablazione della FA è la creazione di lesioni miocardiche contigue e transmurali. L’energia prevalentemente utilizzata è la radiofrequenza la quale, attraverso il riscaldamento della punta del catetere, determina un danno termico del tessuto miocardico con cui è a contatto cui consegue una necrosi coagulativa e la sostituzione dei miociti con tessuto cicatriziale privo di capacità conduttiva degli impulsi elettrici. Elementi essenziali nel determinare l’ampiezza e la transmuralità della lesione ablativa sono: la dimensione della punta del catetere ablatore, la temperatura di contatto all’interfaccia catetere-endocardio, la potenza erogata, e la forza con cui la punta del catetere è a contatto con l’endocardio. Tali elementi sono importanti per creare una lesione efficace e limitare le complicanze conseguenti ad erogazioni di energia eccessive o incongrue. Queste ultime possono portare alla formazione di coaguli a livello della lesione ablativa o della punta del catetere generando complicanze tromboemboliche, oppure determinare un danno eccessivo al tessuto miocardico con la perforazione dello stesso e la comparsa di un tamponamento cardiaco o danneggiare le strutture circostanti come le VP, l’esofago o il nervo frenico.
I cateteri utilizzati sono fondamentalmente cateteri irrigati con punta di 3.5-5 mm o cateteri convenzionali con punta di 8 mm, i quali sono risultati più efficaci di quelli con punta 4 mm nel produrre lesioni ampie e transmurali174. Per quanto riguarda i cateteri convenzionali con punta di 8 mm, la temperatura target utilizzata è di 60° e la potenza erogata varia tra 40 e 100 W138,140; tuttavia, essi hanno un rischio di formazione di coaguli a livello della loro punta o dell’interfaccia catetere-tessuto e di eccessivo danno tissutale. Tali rischi possono essere ridotti limitando la potenza o monitorando, con l’ICE, la formazione di microbolle, indicative di un riscaldamento eccessivo a livello della superficie di contatto del catetere175,176. L’uso di cateteri irrigati con flusso a circuito aperto ha consentito di produrre lesioni significativamente più profonde e soprattutto di ridurre il rischio di formazione di trombi intracavitari177,178. Tali cateteri sono oggi quelli prevalentemente utilizzati per l’ablazione della FA mantenendo generalmente un limite di temperatura tra 43-48° e una potenza tra 25 e 40 W. Recentemente sono stati introdotti anche cateteri ablatori irrigati dotati di sensori in grado di misurare la forza di contatto della punta del catetere con l’endocardio. Tale forza è un fattore determinante per la dimensione della lesione ablativa e, secondo dati sperimentali, cateteri con sensori in grado di misurarla permetterebbero di selezionare la potenza e la durata delle erogazioni più adeguate per massimizzare la transmuralità della lesione riducendo il rischio di coaguli o di danni impropri 179,180. Infine, sono stati recentemente pubblicati studi preliminari sull’utilizzo di cateteri ablatori ad elettrodi multipli in grado sia di mappare che di erogare energia a radiofrequenza. Tali cateteri possono avere una conformazione circolare o lineare ed essere in grado di erogare energia unipolare/bipolare in modo fasico con basse potenze181,182. Sono stati inoltre presentati dati preliminari relativamente anche a cateteri ablatori a basket in grado di eseguire un mappaggio circonferenziale ad alta densità ed erogare energia a radiofrequenza lungo la loro massima circonferenza183. Cateteri che utilizzano energie alternative, come l’energia criotermica e l’energia laser, sono ancora in fase di valutazione. La crioenergia può essere erogata con cateteri con punta convenzionale, con cateteri circolari o con cateteri a pallone184,185. L’energia laser viene, invece, rilasciata solo da cateteri a pallone sotto guida endoscopica186.

Cateteri con elettrodi multipli per mappaggio circonferenziale
Considerata l’importanza della disconnessione elettrica delle VP, sono stati sviluppati dei cateteri mappanti circolari con poli multipli (10-20 poli) in grado di registrare la conduzione atrio-venosa e documentare la comparsa di un blocco di entrata e/o di uscita della conduzione elettrica a livello della giunzione atrio-venosa187. Tali cateteri hanno la punta “deflettibile” che termina con un anello di diametro fisso o variabile. Essi vengono posizionati a livello dell’ostio delle VP o lungo l’antro venoso per documentare la scomparsa dei potenziali venosi su tutta la superficie con cui sono a contatto139,187. Con tali finalità sono stati anche sviluppati cateteri multipolari a basket in grado di eseguire un mappaggio a più alta densità.

Tecnologie di imaging e sistemi di mappaggio elettroanatomico
La fluoroscopia rappresenta la tecnica di imaging tradizionalmente usata nei laboratori di elettrofisiologia per il movimento dei cateteri all’interno del sistema cardiocircolatorio. Essa, tuttavia, non è capace di identificare strutture anatomiche chiave come la fossa ovale, le VP, l’auricola sinistra o gli anelli valvolari la cui accurata visualizzazione è rilevante durante le procedure di ablazione della FA140.
La venografia delle VP viene eseguita in diversi centri durante le procedure di ablazione della FA al fine di determinare le dimensioni delle VP e di localizzarne l’ostio. Essa viene eseguita principalmente con due approcci: l’iniezione di contrasto nell’arteria polmonare e la visualizzazione delle VP durante la fase venosa dell’arteriografia oppure l’iniezione selettiva di contrasto all’interno di ciascuna VP.
Un’altra tecnica di imaging, utilizzata dal 50% degli esperti che hanno partecipato alla stesura del documento di consenso della HRS/EHRA/ECAS sull’ablazione della FA140, è l’ICE. Essa consente di visualizzare in modo diretto e in tempo reale strutture chiave come quelle precedentemente menzionate posizionando la sonda ecografica all’interno dell’atrio destro. In particolare, essa consente di:
visualizzare la fossa ovale e guidare la puntura transettale, rivelandosi particolarmente utile in presenza di varianti anatomiche o situazioni cliniche specifiche come: aneurismi del setto interatriale, setti ipertrofici, pregressi interventi di chiusura chirurgica o percutanea di difetti del setto interatriale, pregressi interventi di chirurgia cardiaca che possono aver determinato distorsioni dell’anatomia cardiaca o ispessimenti del setto interatriale;
visualizzare le VP, il loro ostio e le loro varianti anatomiche139. A tale scopo l’ICE si è rivelata più accurata della venografia e dell’ecografia transesofagea e vicina alla tomografia computerizzata (TC)/risonanza magnetica nucleare (RMN) nel definire le varianti anatomiche e le dimensioni delle VP con il vantaggio di fornire immagini in tempo reale188,189;
visualizzare la posizione dei cateteri mappanti circolari e ablatori, permettendo di monitorarne la posizione corretta e il contatto con l’endocardio in tempo reale durante tutta la procedura139,140;
riconoscere precocemente complicanze come la formazioni di trombi139,175,190.
Infine, da diversi anni sono utilizzati sistemi di mappaggio elettroanatomico per eseguire lesioni circonferenziali intorno alle VP191. Tali sistemi permettono la manipolazione dei cateteri con un ridotto utilizzo della fluoroscopia, la creazione di mappe di voltaggio e di attivazione e la possibilità di marcare i punti di ablazione in modo da facilitare la creazione di lesioni continue intorno a strutture anatomiche come gli antri venosi140. Tali sistemi tuttavia, data l’elevata variabilità delle VP192-195, non permettevano una ricostruzione precisa dell’anatomia venosa e negli ultimi anni sono stati implementati con l’integrazione di tecnologie di imaging come la TC, la RMN o l’ICE. La conoscenza della reale anatomia venosa del paziente è, infatti, essenziale per evitare di eseguire ablazioni improprie, all’interno delle VP o di loro diramazioni, determinando la comparsa di stenosi delle stesse140,196,197. Tali sistemi hanno la possibilità di preacquisire immagini tridimensionali TC o RMN dell’atrio sinistro e delle VP le quali, una volta registrate con le mappe anatomiche acquisite in tempo reale, possono consentire la navigazione dei cateteri ablatori all’interno di camere cardiache ricostruite dettagliatamente in modo tridimensionale migliorando l’efficacia della procedura ablativa198-202. Va comunque sottolineato che l’accuratezza di tale registrazione è un requisito essenziale affinché la posizione del catetere ablatore nell’immagine tridimensionale coincida con quella reale nel cuore del paziente203. A tal fine va tenuto conto di potenziali sorgenti di errore, quali la fase del respiro in cui vengono acquisite la TC/RMN e la mappa elettroanatomica o la variazione del volume delle camere cardiache, che possono influenzare l’accuratezza della registrazione204,205. Alcuni autori hanno utilizzato l’ICE per ricostruire una mappa tridimensionale dell’atrio sinistro206 e migliorare la qualità delle registrazioni delle immagini TC/RMN preacquisite e allo stesso tempo per avere un feedback in tempo reale dell’effettiva posizione dei cateteri207-209.

IMPATTO CLINICO DELL’ABLAZIONE TRANSCATETERE DELLA FIBRILLAZIONE ATRIALE: EFFICACIA E SICUREZZA
Efficacia a breve termine
La letteratura a supporto dell’efficacia dell’ablazione transcatetere della FA è sempre più ampia e significativa come dimostrato dal gran numero di studi pubblicati a livello internazionale210-228. Essa può essere derivata da casistiche, studi clinici randomizzati e da survey. Nella sua valutazione, va tuttavia tenuto presente che i dati della letteratura sono talvolta difficilmente confrontabili a causa della diversa definizione di successo utilizzata e della diversa modalità di valutazione dell’efficacia nel follow-up che varia dall’assenza di sintomi alla ricerca di recidive aritmiche, anche asintomatiche, con monitoraggi transtelefonici intensivi.

Risultati di metanalisi, revisioni sistematiche
e studi clinici randomizzati
Negli ultimi anni sono state pubblicate diverse rassegne e metanalisi sull’argomento. La prima revisione sistematica è stata pubblicata nel 2006 da Fisher et al.210 ed è relativa a studi svolti fino al 2005 con un follow-up minimo di 6 mesi. In tale rassegna i risultati sono stati analizzati considerando separatamente i pazienti che, secondo i criteri utilizzati nei singoli studi, non avevano più recidive di FA e quelli in cui il successo veniva inteso come miglioramento clinico (riduzione degli episodi aritmici o assenza di recidive aritmiche in terapia con farmaci antiaritmici inefficaci prima dell’ablazione). Nel primo caso il successo della procedura era del 65% e saliva al 75% considerando il secondo criterio menzionato. Il 25% dei pazienti richiedeva più di una procedura ablativa per raggiungere il target di efficacia. Tra le tecniche ablative considerate, l’isolamento antrale delle VP risultava la tecnica ablativa più efficace testata su un’ampia popolazione di pazienti (circa 11 000) con percentuali rispettivamente del 67% e 76% a seconda della definizione di successo utilizzata.
Nel 2008 Rodgers et al.211 hanno pubblicato i risultati di una metanalisi degli studi clinici e una valutazione economica condotta per l’autorevole organismo del SSN britannico NICE. In tale metanalisi nell’ambito degli studi clinici controllati sono stati identificati 8 trial e le percentuali di successo della procedura ablativa, intesa come assenza di recidive di FA ad un follow-up di 12 mesi, variavano dal 74% all’87.5%212-219. Tali percentuali erano decisamente superiori a quelle dei bracci di controllo in cui i pazienti seguivano la terapia antiaritmica con percentuali di mantenimento del ritmo sinusale ad 1 anno variabili dal 9% al 61%. In tale studio, ad un’analisi “intention-to-treat”, l’ablazione transcatetere con radiofrequenza risulterebbe più efficace del 36-76% rispetto alla terapia antiaritmica, mentre l’analisi “by actual treatment” sembra suggerire un miglioramento dei pazienti sottoposti ad ablazione di 2-3 volte. Il NICE sottolinea che queste stime risultano dominate dai risultati dello studio APAF217, condotto in un centro ad alto volume, ipotizzando che i dati globali possano sovrastimare i livelli di successo che potrebbero essere ottenuti da centri clinici con minore esperienza. Per quanto riguarda, invece, gli studi su casistiche riportati nel documento del NICE, sono state incluse le evidenze cliniche di efficacia derivanti da svariate migliaia di pazienti seguiti fino a 2-3 anni dopo la procedura ablativa. Negli studi considerati, le percentuali di successo dell’ablazione della FA variavano dal 28% all’85%, con una media pesata del 76% 211. Tali oscillazioni riflettono le differenze riscontrabili in queste casistiche che riguardano pazienti, tecniche, expertise clinico, metodi di misurazione e definizione degli outcome nell’ambito dei diversi centri ospedalieri. Nella maggior parte di questi studi (7 su 11) non è stato necessario ripetere l’intervento di ablazione transcatetere ad un follow-up di 12 mesi. Tuttavia, in tale metanalisi, i dati relativi a follow-up oltre 1 anno sono scarsi e le casistiche con follow-up medio fino a 30 mesi indicano percentuali di successo variabili dal 61% all’81% (66% negli studi con il più lungo follow-up medio registrato). In generale, l’ablazione sembra essere più efficace nei pazienti affetti da FA parossistica (75-87.5%) rispetto a quelli con forme persistenti (58-81%). Quando si valutano le evidenze cliniche derivanti da tutte queste casistiche occorre, tuttavia, considerare che alcuni centri hanno pubblicato casistiche che coprono periodi di tempo sovrapponibili, e pertanto è probabile che ci sia un certo grado di sovrapposizione dei pazienti che possono essere stati inclusi in più di una serie.
Nel 2009 Calkins et al.220 hanno comparato i risultati di due distinte revisioni sistematiche riguardanti rispettivamente l’ablazione transcatetere a radiofrequenza ed i farmaci antiaritmici includendo studi pubblicati su Medline ed Embase dal 1990 al 2007. Per l’ablazione transcatetere sono state incluse pubblicazioni con qualsiasi disegno di studio mentre la revisione sui farmaci ha compreso pubblicazioni riguardanti solo studi prospettici su: amiodarone, sotalolo, dofetilide, flecainide e propafenone. Complessivamente sono stati considerati 63 studi riguardo alle procedure ablative e 34 studi sui farmaci. I pazienti arruolati in studi sull’ablazione sono risultati più giovani (età media 55 vs 62 anni), con maggiore durata di malattia (6.0 vs 3.1 anni) e con un maggior numero di fallimenti farmacologici prima dell’arruolamento (2.6 vs 1.7). La percentuale di successo dell’ablazione, in assenza di farmaci antiaritmici, è risultata pari al 57% [intervallo di confidenza (IC) al 95% 50-64%] con una singola procedura e al 71% (IC 95% 65-77%) con procedure multiple. Tale percentuale saliva al 77% (IC 95% 73-81%) considerando il successo con procedure multiple senza interruzione (o in assenza di informazioni precise circa l’impiego) dei farmaci antiaritmici. In confronto, l’efficacia dei farmaci antiaritmici era in media del 52% (IC 95% 47-57%).
La maggior efficacia della procedura ablativa rispetto a quella antiaritmica è stata confermata anche in altre due metanalisi focalizzate solo su studi clinici randomizzati in cui il rischio relativo di recidive aritmiche risultava ridotto di oltre 3 volte nei pazienti trattati con l’ablazione (rischio complessivo di recidive aritmiche ad 1 anno: 76 vs 19% e 73 vs 24% rispettivamente)221,222.
Recentemente Assasi et al.223 hanno pubblicato una revisione sistematica della letteratura nell’ambito di un documento di HTA della Canadian Agency for Drugs and Technologies in Health (CADTH). La metanalisi degli studi clinici randomizzati considerati in tale report mostra anch’essa che l’efficacia dell’ablazione transcatetere è approssimativamente 3 volte superiore a quella del trattamento con farmaci antiaritmici (rischio relativo 2.82, IC 95% 2.13-3.74) se si considerano i pazienti con tutte le forme di FA, mentre è di circa 4 volte superiore (rischio relativo 3.80, IC 95% 2.92-4.96) se si considerano solo i pazienti con FA parossistica. L’ablazione transcatetere, in uno studio in cui è stata utilizzata come terapia di prima scelta, è risultata infine di oltre 2 volte superiore ai farmaci antiaritmici (rischio relativo 2.36, IC 95% 1.50-3.70).
L’efficacia ad 1 anno delle due strategie terapeutiche confrontate in studi clinici randomizzati è riportata nella Tabella 4178,213,215,217-219,224,225.



L’ablazione transcatetere della FA è stata anche confrontata con l’ablazione del nodo AV associata alla stimolazione biventricolare, in pazienti con scompenso cardiaco (classe NYHA II-III) e frazione di eiezione ≤40%226. Ad un follow-up di 6 mesi nel gruppo trattato con ablazione della FA si osservava un significativo miglioramento della qualità della vita, della tolleranza allo sforzo e della frazione di eiezione ventricolare sinistra. Inoltre, l’88% dei pazienti trattati con ablazione della FA non presentava recidive di FA e il 71% di questi era in assenza di profilassi antiaritmica. Il limite principale di tale studio era rappresentato dalla breve durata del follow-up.

Risultati di survey
Cappato et al.227 hanno pubblicato nel 2005 i risultati di una prima survey internazionale sull’ablazione transcatetere della FA. Su 181 centri rispondenti, 90 praticavano l’ablazione transcatetere della FA per un totale di 11 726 procedure eseguite su 9370 pazienti tra il 1995 e il 2002. Il numero medio di procedure per centro era di 37.5/anno (range 1-600). Sono stati forniti dati completi per la valutazione dell’efficacia dell’ablazione transcatetere per 8745 pazienti seguiti per una mediana di 12 mesi. Il 52% dei pazienti inclusi non presentava recidive aritmiche in assenza della terapia antiaritmica. Tale percentuale aumentava di un ulteriore 24% se si consideravano anche quei pazienti in cui il ritmo sinusale era mantenuto con un farmaco antiaritmico inefficace prima dell’ablazione. In totale, il 24% dei pazienti aveva richiesto due procedure ablative e il 3% ne aveva richieste tre. Il successo della procedura ablativa senza la terapia antiaritmica era del 53% per 65 centri che avevano trattato pazienti solo con FA parossistica, del 48.5% per 17 centri che avevano trattato pazienti con FA parossistica o persistente e del 57% per 8 centri che avevano trattato pazienti con tutte le forme di FA. Le tecniche usate per l’ablazione variavano da centro a centro ed erano diverse nel tempo all’interno degli stessi centri. L’approccio più comunemente usato era la disconnessione della VP, soprattutto negli anni più recenti coperti dalla survey (2000-2002). La forma di energia utilizzata è stata nell’89% dei casi la radiofrequenza. L’efficacia dell’ablazione transcatetere tendeva ad aumentare in relazione al volume di procedure eseguite nei centri, arrivando a un successo complessivo del 60% nei centri che eseguivano da 1 a 30 procedure, del 91% in quelli che eseguivano tra 231-300 procedure e del 88% in quelli che ne eseguivano più di 300.
Tale survey è stata recentemente aggiornata coinvolgendo 182 centri di cui 85 hanno indicato di aver realizzato 20 825 procedure di ablazione transcatetere su 16 309 pazienti con FA tra il 2003 e il 2006228. È importante sottolineare che la prima survey faceva riferimento ad un periodo di 7 anni (1995-2002) mentre la seconda ad un periodo di soli 3 anni (2003-2006) per cui, a fronte di un minore numero di ospedali partecipanti, risultano aumentati sia il numero di pazienti (in media circa il doppio per centro) che il numero di procedure, mentre è diminuito il numero medio di procedure per paziente (1.3 vs 1.5). Rispetto alla precedente rilevazione, tutti i centri hanno confermato di effettuare l’ablazione della FA parossistica e riportato percentuali maggiori sia per la FA persistente (86 vs 53%) che per la FA permanente (47 vs 20%). Il successo della procedura appare aumentato rispetto alla precedente rilevazione con un’efficacia, ad un follow-up di 18 (range 3-24) mesi, del 70% in assenza di farmaci antiaritmici (range interquartile 58-75%) a cui si aggiunge un ulteriore 10% (range interquartile 0.5-17%) di pazienti asintomatici in terapia con farmaci antiaritmici. Il successo, in assenza o meno di terapia antiaritmica, è risultato significativamente maggiore nei pazienti con FA parossistica rispetto a quelli con FA persistente e permanente (Tabella 5) 228.

Efficacia a lungo termine
L’efficacia a lungo termine dell’ablazione transcatetere della FA non è stata adeguatamente investigata. Infatti, i dati relativi a follow-up a lungo termine sono scarsi e la maggior parte degli studi pubblicati fino ad ora riportano dati relativi ad un follow-up di 12 mesi. I pochi studi che hanno valutato l’efficacia dell’ablazione in follow-up a lungo termine hanno trovato percentuali di successo variabili dal 43% ad oltre l’80%216,229-238. La percentuale di recidive dopo il primo anno di follow-up variava dal 3% al 42%. Wokhlu et al.232 hanno valutato il tempo alla prima recidiva aritmica e hanno osservato che, dopo 1 anno di follow-up, il primo episodio aritmico occorreva con una frequenza dello 0.9% al mese. Tra i pazienti che non avevano presentato recidive aritmiche dopo 1 anno di follow-up, Tzou et al.233 hanno osservato, dopo una singola procedura, che il 71% rimaneva libero da recidive aritmiche fino a 5 anni di follow-up con una tasso approssimativo di recidive tardive del 7% per anno. Ouyang et al.234 hanno osservato, dopo una singola procedura, un tasso di recidive del 16% nel secondo anno dopo la procedura ablativa. Tale percentuale si riduceva drasticamente negli anni successivi passando rispettivamente al 2.3% nel terzo anno, al 2.7% nel quarto e al 3.6 nel quinto. Bhargava et al.235 hanno pubblicato lo studio multicentrico più numeroso sui risultati a lungo termine dell’ablazione transcatetere della FA. Tali autori hanno studiato una popolazione di 1404 pazienti consecutivi, 728 con FA parossistica e 676 con FA non parossistica. In questo studio la procedura di ablazione transcatetere è stata effettuata da 12 diversi operatori utilizzando la medesima tecnica di ablazione antrale delle VP guidata dall’ICE. Al follow-up medio di 57 ± 17 mesi, 565 dei 728 pazienti con FA parossistica e 454 dei 676 pazienti con FA non parossistica (78 vs 67%, p<0.001) non hanno presentato recidive aritmiche dopo una singola procedura di ablazione. Tali percentuali, considerando procedure ablative multiple, salivano rispettivamente al 92% e 84% nei due gruppi.




Complicanze
L’ablazione transcatetere della FA rappresenta una delle più complesse procedure di elettrofisiologia ed è quindi ragionevole aspettarsi che il rischio di complicanze sia più elevato rispetto all’ablazione transcatetere di altre aritmie sopraventricolari.
Cappato et al.228, nell’ultima survey realizzata, hanno osservato una incidenza di complicanze maggiori del 4.5% di cui il tamponamento cardiaco era la più comune (1.3%). Altre complicanze frequenti o rilevanti sono gli accidenti cerebrovascolari (TIA o ictus), la stenosi delle VP, la paralisi del nervo frenico, la fistola atrio-esofagea e le lesioni vascolari locali (Tabella 6).
Analisi più recenti hanno evidenziato una progressiva riduzione delle complicanze maggiori, ora attestatesi attorno al 3.5%4.
Calkins et al.220 hanno osservato che il 4.9% dei pazienti ha avuto una complicanza maggiore in seguito ad una procedura ablativa, mentre gli eventi avversi nei pazienti trattati con i farmaci antiaritmici sebbene più frequenti (29.8 vs 4.9%) sono risultati generalmente meno gravi. Tali autori hanno inoltre osservato che circa il 24% dei pazienti interrompeva la terapia antiaritmica per eventi avversi (10.4%) o inefficacia (13.5%). Inoltre, circa il 4% dei pazienti la interrompeva per scarsa compliance.
La mortalità è stata raramente riportata nelle casistiche pubblicate. Nella metanalisi di Calkins et al.220 non sono stati riportati casi di morte correlati alla procedura ablativa e la mortalità per qualsiasi causa è stata dello 0.7%. Invece, nei pazienti trattati con i soli farmaci antiaritmici, gli stessi autori hanno osservato una mortalità correlata al trattamento dello 0.5% e una mortalità per qualsiasi causa del 2.8%. Cappato et al.239, in una survey mondiale su incidenza e cause di morte, hanno osservato una mortalità dello 0.98 per mille in 32 569 pazienti sottoposti a 45 115 procedure di ablazione transcatetere in 162 centri dal 1995 al 2006. Le complicanze che hanno determinato la morte e la percentuale di mortalità di ciascuna di esse, sono illustrate nella Tabella 7.
La comparsa ex novo di tachicardie atriali sinistre e/o di flutter atriali atipici dopo una procedura di ablazione di FA, come effetto proaritmico delle lesioni indotte, si osserva in una percentuale di casi variabile dall’1.2% al 24% (in media 10%)4. Queste aritmie compaiono a una distanza media di 2-3 mesi dalla procedura e riconoscono, come loro meccanismo principale, un macrorientro (76% dei casi). Linee di lesione eseguite in modo discontinuo durante la procedura di ablazione iniziale, che portano a ripresa nella conduzione elettrica in vene precedentemente isolate, sono frequentemente responsabili della loro comparsa. Spesso è necessaria una nuova procedura di ablazione per l’eliminazione di queste aritmie che frequentemente hanno un carattere incessante, sono poco tollerate e scarsamente rispondenti alla terapia farmacologica. Come precedentemente detto, per prevenire l’insorgenza di queste aritmie, molti autori hanno proposto di eseguire durante la procedura iniziale di ablazione, oltre alle lesioni circolari attorno allo sbocco delle VP, anche lesioni lineari a livello della parete dell’atrio sinistro (istmo mitralico, parete posteriore e tetto). La reale utilità di tali lesioni è comunque ancora oggetto di controversia e, secondo l’opinione di alcuni autori, possono di per sé favorire le tachiaritmie atriali post-ablazione anziché prevenirle 4.




Definizione del problema decisionale
La maggior parte dei dati relativi alle procedure di ablazione transcatetere della FA derivano da centri ospedalieri-accademici con elevata esperienza, i cui risultati potrebbero non corrispondere a quelli di centri di minore esperienza. L’ablazione transcatetere è generalmente indicata per il trattamento di quei pazienti con FA per i quali la terapia antiaritmica si sia dimostrata inefficace, intollerabile o rischiosa. Essa, in caso di successo, può infatti eliminare il ricorso alla terapia antiaritmica o prevenire il passaggio a farmaci più potenti ma anche più tossici come l’amiodarone. Tuttavia, questa procedura comporta anche un rischio di complicanze e morbilità. Non è chiaro quale sia il rapporto tra questi rischi e il livello di beneficio che si può ottenere con la procedura.
Quando ha successo l’ablazione transcatetere ripristina e mantiene il ritmo sinusale, pertanto dovrebbe essere considerata una strategia di controllo del ritmo e come tale essere rapportata a strategie analoghe, ovvero terapie farmacologiche antiaritmiche per la cardioversione e il mantenimento del ritmo sinusale.
All’interno delle popolazioni di pazienti esaminate ci sono sottogruppi importanti per i quali gli effetti dell’ablazione transcatetere devono essere valutati individualmente in quanto hanno percentuali di successo diverse. In particolare, va fatta una distinzione fra i pazienti con FA parossistica, persistente o permanente e tra i pazienti con o senza cardiopatia significativa. Gli outcome per valutare l’efficacia e la sicurezza di questa procedura variano tra gli studi e possono includere successo procedurale elevato (ovvero ripristino del ritmo sinusale), mantenimento del ritmo sinusale a lungo termine, sollievo dai sintomi, necessità di ulteriori procedure ablative, complicanze, morbilità, mortalità e livelli di qualità della vita.
L’ablazione transcatetere era stata considerata come un’opzione terapeutica di seconda linea (se i farmaci antiaritmici erano inefficaci) nei pazienti con qualsiasi tipo di FA nelle linee guida dell’ACC/AHA/ESC sulla gestione del paziente con FA pubblicate nel 20065. Nel 2007 i documenti di consenso sull’ablazione della FA hanno indicato tale procedura nei pazienti con FA sintomatica e refrattaria ad uno o più farmaci antiaritmici di classe 1 o 3. In tali documenti è stato inoltre affermato che in rare situazioni cliniche l’ablazione transcatetere può essere eseguita anche come terapia di prima linea138,140. Nel documento pubblicato dal NICE sull’ablazione transcatetere della FA, questa è suggerita come terapia di “seconda linea” con un livello di evidenza considerato adeguato dal NICE stesso211. Nelle linee guida recentemente pubblicate dalla Società Europea di Cardiologia, l’ablazione transcatetere è raccomandata nei pazienti con FA sintomatica e refrattaria ai farmaci antiaritmici secondo quanto indicato nella Tabella 878.
L’AIAC ha recentemente rivisto le linee guida pubblicate nel 2006, e le raccomandazioni per il trattamento della FA mediante ablazione transcatetere con radiofrequenza proposte dalle più recenti linee guida italiane sono illustrate in Tabella 94.

IMPATTO ETICO DELL’ABLAZIONE TRANSCATETERE DELLA FIBRILLAZIONE ATRIALE: QUALITÀ DELLA VITA
In generale, le evidenze dai trial clinici randomizzati relative all’impatto dell’ablazione transcatetere sulla qualità di vita dei pazienti rispetto alla terapia farmacologica appaiono tuttora modeste e tuttavia sembrano indicare che l’ablazione sia associata a miglioramenti dei punteggi auto-attribuiti legati all’attività fisica e alla salute generale.
Nella metanalisi del NICE, in particolare, i trial considerati relativamente all’analisi della qualità della vita hanno evidenziato miglioramenti significativi a 6 e 12 mesi nei punteggi relativi alla salute generale, fisica e mentale dei pazienti sottoposti ad ablazione transcatetere mentre, nei gruppi trattati farmacologicamente, le variazioni dai punteggi basali sono risultate inferiori o praticamente nulle211.



Reynolds et al.
240 hanno analizzato l’impatto dell’ablazione transcatetere sulla qualità della vita nei pazienti con FA. Gli studi considerati in tale revisione della letteratura includono pazienti con FA parossistica e persistente trattati con diverse tecniche ablative. I pazienti, studiati prevalentemente con il questionario SF-36, avevano tipicamente una FA molto sintomatica e refrattaria alla terapia antiaritmica. Ciascuno degli studi non randomizzati considerati in tale revisione riporta un miglioramento in tutte o quasi tutte le sottocategorie del questionario SF-36. Il grado di miglioramento era generalmente piuttosto ampio (ad esempio 10-20 punti negli score relativi allo stato di salute fisico e mentale e 20-40 punti nelle singole sottocategorie dell’SF-36). Gli studi randomizzati hanno allo stesso modo mostrato un ampio miglioramento della qualità della vita dopo ablazione della FA. In particolare, Wazni et al.219 hanno trovato che, ad un follow-up di 6 mesi, l’ablazione trans­catetere rispetto alla terapia con farmaci antiaritmici come trattamento di prima scelta della FA, determinava un miglioramento statisticamente significativo in tutti i paramenti di salute fisica e mentale analizzati. 
Allo stesso modo, Wilber et al.178 hanno osservato, nei pazienti sottoposti ad ablazione transcatetere, un significativo miglioramento dei punteggi relativi sia al dominio fisico che a quello mentale dell’SF-36 dopo 3 mesi dalla procedura che persisteva fino alla fine dello studio. Viceversa, nel gruppo trattato con farmaci antiaritmici, gli stessi punteggi del questionario hanno subito solo variazioni minime nel corso del follow-up.
Khan et al.226 hanno confrontato l’ablazione trans­catetere a radiofrequenza della FA con l’ablazione del nodo AV e l’impianto di pacemaker biventricolare in pazienti con FA, disfunzione ventricolare sinistra e scompenso cardiaco. In questo studio randomizzato gli autori hanno osservato un miglioramento significativo della qualità della vita, misurata con il questionario Minnesota Living with Heart Failure, nei pazienti trattati con ablazione transcatetere della FA rispetto a quelli sottoposti ad ablazione del nodo AV.
Nella Tabella 10178,213,216,219,224,225 sono riassunte le variazioni nei punteggi di qualità della vita in studi di confronto tra l’ablazione transcatetere e la terapia antiaritmica nel trattamento di pazienti con FA. Una certa cautela è, tuttavia, necessaria nell’interpretazione degli outcome di qualità della vita attualmente considerati dopo ablazione della FA. Infatti, bisogna considerare che alcuni degli effetti dell’ablazione transcatetere sulla riduzione dei sintomi potrebbero non essere dovuti al controllo del ritmo per la presenza di recidive asintomatiche rilevate da alcuni investigatori dopo ablazione transcatetere. Infine, è da tener presente il potenziale effetto placebo sulla natura soggettiva degli endpoint di qualità della vita nei pazienti sottoposti ad ablazione transcatetere come in quelli sottoposti ad altre procedure invasive 240.

REVISIONE DEGLI STUDI ECONOMICI
SUL TRATTAMENTO DELLA
FIBRILLAZIONE ATRIALE
Costo delle diverse strategie di gestione
della fibrillazione atriale
Nei pazienti affetti da FA alcuni studi di confronto hanno evidenziato che la strategia del controllo del ritmo con gli attuali farmaci antiaritmici è più costosa della strategia di controllo della frequenza. Un’analisi di costo-efficacia relativa alla popolazione dello studio AFFIRM ha dimostrato con chiarezza che i pazienti randomizzati al trattamento farmacologico del controllo del ritmo hanno un maggiore consumo di risorse e maggiori costi dei pazienti randomizzati al controllo della frequenza ($25 600 vs $20 500 su 4.6 anni) 241. Infatti, nonostante il trattamento farmacologico, una larga popolazione di pazienti con FA continua ad avere recidive aritmiche e rimane a rischio di complicanze come l’ictus cerebrale. Inoltre, gli stessi farmaci antiaritmici possono avere degli effetti collaterali o essere responsabili di eventi avversi che incidono sui costi sanitari.



Sulla base delle evidenze pubblicate, l’ablazione
transcatetere della FA sembra essere nel medio periodo un’alternativa costo-efficace e comporta una conseguente riduzione della spesa sanitaria nonostante i maggiori costi iniziali della procedura
242,243. Weerasooriya et al.244 hanno confrontato i costi del trattamento farmacologico con quello ablativo in pazienti con FA parossistica. Tale studio, condotto in Francia nel 2001, ha dimostrato che l’ablazione transcatetere dopo 5 anni raggiungeva un’equivalenza di costo rispetto alla terapia farmacologica, con un trend successivo in costante divergenza in favore della terapia ablativa. Il costo medio annuo della terapia farmacologica era di €1590 per paziente mentre il costo dell’ablazione era di €4715 nel primo anno e di €445 per ogni anno successivo. Khaykin et al.245 hanno confrontato in Canada i costi dell’ablazione transcatetere rispetto alle terapie farmacologiche nella stessa popolazione di pazienti, osservando che il costo complessivo dell’ablazione variava da $16 278 a $21 294 (mediana $18 151), con un costo annuale del follow-up di $1597-2132 mentre il costo annuale della terapia medica era compreso nel range tra $4176 e $5060 (mediana $4840). Pertanto in questa popolazione di pazienti il costo della terapia farmacologica e di quella ablativa si equivalevano in media dopo 4 anni (range 3.2-8.4 anni). Recentemente, sono stati confrontati in Italia i costi e gli effetti della terapia farmacologica con quelli della terapia ablativa in pazienti con FA parossistica refrattaria ad almeno un farmaco antiaritmico inclusi nello studio APAF. L’analisi di costo-efficacia nella prospettiva del SSN, quantificando gli effetti clinici e i costi nell’anno successivo alla randomizzazione ad uno dei due trattamenti, ha rilevato che con le attuali tariffe italiane di rimborso della procedura il trattamento ablativo è risultato costo-efficace già nel primo anno di trattamento e tale resterebbe anche se le tariffe di rimborso fossero congruenti al reale costo pieno della procedura ablativa con un rapporto di costo-efficacia incrementale (ICER) di €7000/anno e di €736/mese per ogni paziente senza recidive di FA (Pappone C., dati non pubblicati).

Analisi degli studi di costo-efficacia dell’ablazione transcatetere della fibrillazione atriale
Chan et al.242 hanno riportato la prima analisi di costo-efficacia dell’ablazione transcatetere a radiofrequenza della FA. Lo studio ha confrontato l’ablazione transcatetere con due opzioni farmacologiche nella gestione della FA: il controllo del ritmo con amiodarone e il controllo della frequenza con digossina ed atenololo. La principale misura di outcome è stata il grado di riduzione del rischio di ictus, valutata secondo due diversi livelli di rischio (basso e moderato); altri fattori considerati nel modello sono stati le complicanze dell’ablazione transcatetere e le sequele a lungo termine come emorragie, tossicità e reazioni avverse dei farmaci. Lo studio, svolto secondo la prospettiva della società, si è basato sullo sviluppo di un modello decisionale Markoviano, simulando una coorte teorica di pazienti di 65 anni affetti da FA. I pazienti ad alto rischio tromboembolico sono stati esclusi mentre gli altri sono stati valutati su cicli di 3 mesi fino all’evento morte. È stata inoltre approntata una subanalisi in una coorte di pazienti più giovani (55 anni) con rischio tromboembolico moderato. Il modello ha incorporato i tassi di complicanze derivanti dall’approccio ablativo (tamponamento cardiaco, ictus, fistola atrio-esofagea, morte e altro). Il tasso di ripristino del ritmo sinusale con la terapia del controllo della frequenza è stato calcolato in base ai risultati a 5 anni dello studio AFFIRM34. Le probabilità di rischio annuale di ictus sono state basate su stime conservative derivanti da due precedenti modelli decisionali e su recenti metanalisi246,247. Il costo considerato della procedura ablativa e quello dei reinterventi è stato di $16 500; come costo delle complicanze dell’ablazione transcatetere è stata assunta la media tra il costo del tamponamento cardiaco e quello dello ictus ($11 000). Nei pazienti di 65 anni con un rischio tromboembolico moderato e in terapia con warfarin, l’ablazione transcatetere (considerando un tasso di efficacia della procedura dell’80%) è risultata più efficace ma contemporaneamente più costosa rispetto alle alternative di trattamento farmacologico (in particolare rispetto alla terapia di controllo della frequenza cardiaca), con un ICER pari a $51 800 per anno di vita guadagnato aggiustato per la qualità (QALY). Inoltre, la terapia di controllo del ritmo con amiodarone è risultata meno costo-efficace rispetto a quella di controllo della frequenza con digossina e atenololo. In modo analogo, anche nella seconda coorte oggetto di studio (pazienti di 55 anni con rischio tromboembolico moderato), l’ablazione transcatetere è risultata più efficace e più costosa, con un ICER di $28 700 per QALY rispetto alla terapia con digossina e amiodarone. Nei pazienti a basso rischio tromboembolico e in terapia con aspirina, l’ICER aumenta a $98 900 per QALY. Questi valori di ICER superiori a $50 000 sono principalmente dovuti ai costi relativi all’investimento iniziale per le procedure ablative. Inoltre, la costo-efficacia dell’ablazione transcatetere risulta influenzata dall’orizzonte temporale dell’analisi: se a 5 anni le alternative terapeutiche appaiono sostanzialmente sovrapponibili dal punto di vista economico 243, nello scenario dell’intera durata della vita l’ablazione risultava maggiormente costo-efficace e questo sottolinea l’importanza di considerare gli effetti del trattamento sul lungo termine. L’analisi di sensibilità ha evidenziato come il valore dell’ICER era particolarmente influenzato da svariati fattori quali: il rischio tromboembolico nei pazienti con FA in terapia con warfarin, il tasso di sconto applicato a costi ed esiti, il costo della procedura di ablazione, il rischio emorragico del warfarin, il tasso di ricorrenza della FA dopo l’ablazione e il tasso di conversione a ritmo sinusale con la terapia farmacologica per il controllo della frequenza cardiaca. Tale studio ha, tuttavia, il limite di focalizzarsi essenzialmente sui benefici a lungo termine delle opzioni terapeutiche considerate (riduzione del rischio di ictus) non considerando i potenziali benefici a breve termine (miglioramento della sintomatologia, riduzione degli episodi aritmici e conseguente impatto sulla qualità di vita dei pazienti) che potrebbero avere significative ripercussioni anche nella stima economica di efficacia delle terapie 211.
Nel 2009 McKenna et al.248 hanno valutato la costo-efficacia dell’ablazione transcatetere della FA rispetto ai farmaci antiaritmici dal punto di vista del SSN del Regno Unito. Al fine di sintetizzare l’efficacia derivante da studi clinici randomizzati, sono state realizzate una revisione sistematica della letteratura e una metanalisi. Gli autori hanno poi sviluppato un modello analitico per valutare i costi e le conseguenze legate agli outcome principali degli studi clinici considerati, nell’orizzonte temporale dell’intera durata della vita dei pazienti. Il modello decisionale ha valutato il rapporto di costo-efficacia dell’ablazione transcatetere negli adulti con FA refrattaria ad almeno un farmaco antiaritmico. Le principali misure di outcome sono state i costi (espressi dal punto di vista dei servizi sanitari) e i QALY. Il modello decisionale prevedeva due componenti: un albero decisionale che nel breve termine considerava i risultati clinici e i costi connessi con le strategie di trattamento per un periodo di 12 mesi e un modello Markoviano che, nel lungo periodo, estrapolava i costi ed i risultati nell’orizzonte temporale dell’intera durata della vita sulla base di cicli annuali. Il rischio di base (base-case) di ictus associato alla FA è stato calcolato in base al punteggio CHADS2.
I risultati finali sono stati quindi espressi in relazione al rischio iniziale di ictus considerando un punteggio CHADS
2 che variava da 0 a 3. L’analisi base-case ha dimostrato che, se i benefici sulla qualità di vita del paziente dopo ablazione transcatetere si mantengono nel corso dell’intera vita (lifetime), il trattamento è costo-efficace. I risultati dell’analisi lifetime mostrano, infatti, che l’ICER per l’ablazione transcatetere è decisamente inferiore rispetto alla soglia utilizzata per convenzione dal NICE per definire una terapia costo-efficace (£20 000-30 000  per QALY) (Tabella 11). I costi medi per ciascuna strategia di trattamento aumentano all’aumentare del punteggio CHADS2. I risultati appaiono tuttavia piuttosto robusti, dal momento che le differenze dell’ICER sono molto contenute al variare del punteggio (con differenze da £7763 a £7910 per QALY addizionale). La probabilità che l’ablazione transcatetere a radiofrequenza sia vantaggiosa alla soglia di £20 000 per QALY varia da 0.981 a 0.992 a seconda del punteggio CHADS2.
Rispetto all’analisi lifetime, in quella a 5 anni il rapporto di costo-efficacia dell’ablazione transcatetere a radiofrequenza appare maggiormente bilanciato in quanto le variazioni di ICER tra i differenti punteggi CHADS2 risultano più ampie, evidenziando come l’ablazione sia maggiormente costo-efficace all’aumentare del rischio tromboembolico. Si osservano, infatti, valori di ICER che variano da £27 745 a £20 831 per QALY addizionale all’aumentare del punteggio CHADS2 da 0 a 3. Inoltre, la costo-efficacia dell’ablazione transcatetere sembra dipendere da un certo numero di fattori quali: benefici prognostici associati al mantenimento del ritmo sinusale, differenze nella qualità della vita dei pazienti sottoposti ad ablazione e terapia antiaritmica, probabilità di recidive di FA nel lungo termine dopo ablazione (Tabella 12).
Infatti, se si considerano studi osservazionali e casistiche, la terapia ablativa mostra un incremento del tutto marginale dell’ICER sia nell’analisi a 5 anni che per l’intera durata della vita rispetto alla tabella precedente. Invece, l’eventuale beneficio prognostico del ritmo sinusale incrementa il livello dell’ICER dell’ablazione. Questi risultati indicherebbero che il rapporto di costo-efficacia dell’ablazione transcatetere richiede sia che i benefici espressi in termini di qualità della vita siano conservati per più di 5 anni e/o che il ritmo sinusale abbia un valore prognostico nel prevenire il rischio di ictus. La costo-efficacia dell’ablazione transcatetere è, inoltre, sensibile all’impatto sullo stato di salute dei diversi trattamenti ricevuti. Se si ritiene, infatti, che l’ablazione transcatetere conferisca benefici incrementali in termini di qualità di vita per i pazienti trattati con successo rispetto a quelli trattati con farmaci antiaritmici e/o che i benefici sulla qualità di vita siano mantenuti per più di 5 anni, allora la costo-efficacia dell’ablazione transcatetere è più chiara.



Nel 2009 un’altra analisi di costo-efficacia è stata condotta negli Stati Uniti da Reynolds et al.
249 i quali hanno costruito un modello economico Markoviano per un’ipotetica coorte di pazienti con FA parossistica, refrattaria alla terapia farmacologica, trattati con ablazione transcatetere (con o senza farmaci antiaritmici) o solo con la terapia farmacologica. Poiché i dati della letteratura suggeriscono che la maggior parte dei pazienti trattati con la terapia ablativa sono di sesso maschile, di età <60 anni, e senza insufficienza cardiaca avanzata, gli autori hanno sviluppato il modello sulla base di una coorte con le stesse caratteristiche cliniche. Inoltre, considerando che la terapia antiaritmica e quella ablativa non hanno ancora dimostrato di poter ridurre il rischio di ictus nel lungo periodo, hanno assunto che l’incidenza dell’ictus sia la stessa per entrambe le terapie. L’ictus, pertanto, non è stato considerato come un outcome del modello (eccetto che per le possibili complicanze acute del trattamento ablativo). In linea con le raccomandazioni correnti, gli autori hanno anche assunto che nel lungo periodo la terapia anticoagulante, i relativi costi e le relative complicanze siano le stesse tra i due bracci di trattamento. Il modello ha proiettato i costi e la qualità di vita in un orizzonte temporale oltre i 5 anni. I dati del modello sono stati ricavati sia da studi clinici che da registri già pubblicati, oltre che da un nuovo studio osservazionale prospettico avviato con l’obiettivo di raccogliere nuove informazioni su pazienti affetti da FA trattati con ablazione transcatetere. Allo scopo di fornire una stima del profilo di costo-efficacia legato principalmente alla qualità di vita rilevata presso molteplici coorti di pazienti affetti da FA, tra le assunzioni del modello gli autori hanno stabilito che a priori fosse da escludere qualsiasi beneficio derivante dal trattamento ablativo in termini di ictus, scompenso o morte. Si è assunto che la percentuale di successo della prima procedura di ablazione sia del 60% e il modello è stato calibrato su una percentuale di reintervento ablativo del 25% e percentuali di fallimento globale della terapia ablativa del 10%. I costi della terapia farmacologica sono stati desunti in via primaria dal registro FRACTAL61 e dal sottostudio economico dell’AFFIRM241. Il costo procedurale dell’ablazione transcatetere è stato stimato sulla base dei sistemi contabili di alcune strutture ospedaliere americane, integrando i dati con analisi di sensibilità realizzate sulla base di stime più recenti condotte negli Stati Uniti e in Canada242,250. Nello scenario base-case, i costi cumulativi dell’ablazione transcatetere e della terapia anti­aritmica erano rispettivamente $26 584 e $19 898. Oltre i 5 anni, l’aspettativa di vita aggiustata per la qualità della stessa è stata di 3.51 e di 3.38 QALY rispettivamente per l’ablazione transcatetere e per la terapia farmacologica. La costo-efficacia incrementale dell’ablazione transcatetere verso la terapia antiaritmica è risultata di $51 431 per QALY. I risultati del modello erano sensibili all’orizzonte temporale, al peso relativo delle utilità associate al successo della terapia ablativa rispetto al fallimento di quella farmacologica e al costo della procedura ablativa. Nella prospettiva del sistema sanitario statunitense l’ablazione transcatetere a radiofrequenza (con o senza terapia farmacologica associata), nei pazienti affetti da FA parossistica refrattaria alla terapia farmacologica, è risultata quindi costo-efficace rispetto alla sola terapia farmacologica considerando i benefici in termini di qualità di vita e la possibilità di evitare costi sanitari successivi.
Eckart et al.251 hanno condotto un’analisi di costo-utilità confrontando l’ablazione transcatetere a radiofrequenza con la terapia farmacologica nel trattamento dei pazienti con FA persistente o parossistica refrattaria alla terapia antiaritmica. L’analisi è stata sviluppata dal punto di vista della società svedese e nell’orizzonte temporale dell’intera durata della vita sulla base di un modello decisionale a 1 anno e di uno Markoviano di lungo periodo. All’interno del modello, i pazienti di entrambi i gruppi di trattamento erano a rischio di ictus durante il primo anno. Nel primo anno di trattamento, il modello ha tenuto conto anche del rischio di complicanze procedurali. Alla fine del modello decisionale ad 1 anno i pazienti sono stati classificati in due gruppi, a seconda della presenza o meno di recidive di FA. Nel modello Markoviano di lungo periodo ad ogni ciclo annuale per i due gruppi di pazienti si è tenuto conto del loro rischio di ictus. Sulla base di studi randomizzati di confronto dell’ablazione transcatetere con i farmaci antiaritmici, la probabilità di assenza di recidive di FA a 12 mesi è stata assunta di 0.78 nel gruppo sottoposto ad ablazione e 0.09 nel gruppo trattato con farmaci antiaritmici. La probabilità annua di ictus è stata stimata in 1.5% per entrambi i gruppi. Per i pazienti con recidive di FA è stato utilizzato un decremento di utilità pari a 0.10 mentre per i pazienti che hanno avuto un evento di ictus è stato utilizzato un decremento di utilità di 0.25. Il costo di una procedura di ablazione transcatetere nel modello è stato stimato di $9860. Nel modello è stata, inoltre, assunta una media di 1.47 procedure per paziente. In una analisi base-case, gli autori hanno stimato che i QALY attesi dovrebbero essere 9.46 nel gruppo trattato con ablazione transcatetere e 8.68 nel gruppo in trattamento antiaritmico mentre il costo risulterebbe rispettivamente di $25 460 e di $30 440. Pertanto, in questa analisi di costo-efficacia il trattamento ablativo è risultato dominate (meno costi e maggiori QALY attesi) rispetto al trattamento con farmaci antiaritmici. Nell’analisi di sensibilità, gli autori hanno testato l’impatto di diversi tassi annuali di recidive di FA dopo ablazione transcatetere. Il costo per QALY è risultato di $8828, $26 460, $48 310 per tassi annuali di recidive di FA rispettivamente di 5%, 10% e 15%.
Infine, l’analisi economica primaria sviluppata dal CADTH223 ha rilevato che la costo-efficacia incrementale dell’ablazione della FA rispetto ai farmaci antiaritmici è di $59 194 per QALY nei pazienti con FA refrattaria ad almeno un farmaco antiaritmico ed un punteggio CHADS2 = 2. Pertanto, se la società è disponibile a pagare $59 194 per QALY, l’ablazione della FA risulta costo-efficace. La probabilità che l’ablazione della FA sia conveniente ad un valore soglia per QALY di $25 000, $50 000, $100 000 e di $150 000 è stato stimato rispettivamente di 0.03, 0.30, 0.89 e 0.98. Assumendo invece che non ci sia nessuna differenza in termini di utilità tra il ritmo sinusale e la FA, il costo per QALY dell’ablazione della FA diventa $221 839. Se si assume che ripristinando il normale ritmo sinusale non si abbia alcun impatto sull’ictus, il costo per QALY dell’ablazione della FA rispetto alla terapia farmacologica è di $86 129. Tale assunzione, tuttavia, potrebbe non essere coerente con la motivazione clinica del trattamento di FA, evidenziando la prevenzione dell’ictus più del miglioramento della qualità della vita in assenza di ictus 223. I principali studi economici di costo-efficacia nell’ablazione transcatetere della FA rispetto alla terapia farmacologica, sono illustrati nella Tabella 13.




IMPATTO ORGANIZZATIVO DELL’ABLAZIONE TRANSCATETERE
DELLA FIBRILLAZIONE ATRIALE: ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI
E PERCORSI TERAPEUTICI

Lo studio dei percorsi terapeutici ed organizzativi è parte integrante di una analisi di Technology Assessment e rappresenta un elemento fondamentale nella costruzione di un sistema di erogazione delle cure che sia al contempo efficace, efficiente ed eticamente sostenibile. A tal fine, nell’estate del 2009 l’Area Ablazioni dell’AIAC ha strutturato un questionario mirato a raccogliere il consumo delle risorse tipicamente impiegate nell’erogazione di una procedura di ablazione transcatetere della FA.

La survey AIAC
Al questionario, inviato ad 87 centri di elettrofisiologia ed elettrostimolazione, hanno risposto 52 centri (60%). La lista completa dei centri partecipanti e il questionario integrale sono riportati rispettivamente nell’Appendice 1 e 2 del presente report. In riferimento ai volumi di attività registrati nel corso dell’anno 2008 il questionario ha investigato in particolare:
il numero totale di procedure di elettrofisiologia/elettrostimolazione e di procedure di ablazione della FA eseguite presso i centri;
la diagnostica di laboratorio, strumentale e per immagini utilizzata abitualmente nella fase pre-procedurale dell’ablazione transcatetere della FA;
i materiali di consumo standard impiegati per la procedura (cateteri ablatori, cateteri diagnostici, introduttori ed aghi per puntura transettale, cateteri per monitoraggio della temperatura esofagea, ecc.) e l’uso di sistemi di mappaggio elettroanatomico;
l’utilizzo del laboratorio di elettrofisiologia con particolare riferimento a tempo di occupazione della sala, personale impiegato, caratteristiche e tipo di anestesia;
la durata della degenza media peri- e post-procedura;
le attrezzatura presenti nel laboratorio di elettrofisiologia;
la diagnostica di laboratorio, strumentale e per immagini standard prescritta nei 2 anni successivi alla procedura di ablazione della FA e relativa al follow-up della stessa.
Nei paragrafi successivi vengono analizzati e discussi singolarmente i risultati della raccolta dati sul consumo di risorse e successivamente vengono illustrati i metodi ed i risultati dell’analisi dei costi.

Analisi del consumo di risorse
Sulla base delle risposte al questionario precedentemente descritto è stata svolta l’analisi del consumo di risorse. Globalmente i 52 centri che hanno risposto al questionario hanno riportato di aver eseguito nel 2008 un totale di 33 745 procedure di elettrofisiologia ed elettrostimolazione, delle quali 4561 (13.52%) erano procedure di ablazione della FA. Inoltre, i centri hanno dichiarato di aver eseguito 27 998 procedure di ablazione della FA, dall’inizio della loro attività. La localizzazione geografica e la rappresentatività dei centri è descritta nella Tabella 14. Le regioni maggiormente rappresentate sono Lombardia, Veneto e Lazio. Le procedure di ablazione della FA effettuate dai vari centri sono in media 88 ± 159 [range 3-1091, mediana 49 e range interquartile 1-3 (25-75%) pari a 22-81] (Figura 2).
Gli esami ed i test eseguiti abitualmente prima di una procedura di ablazione della FA sono riportati nella Tabella 15. Tutti i centri sottopongono il 100% dei pazienti agli esami ematochimici di routine e all’ECG standard, mentre pratiche diverse vengono attuate per gli altri esami indicati nel questionario AIAC. In particolare, l’Holter delle 24h viene prescritto abitualmente da 27 centri, la TC del cuore da 39 centri, la RMN cardiaca da 18 centri (rispettivamente nel 70%, 64% e 62% dei pazienti). Nella Tabella 15 è stata anche riportata la percentuale dei pazienti sottoposti a ciascun esame calcolata su tutta la casistica esaminata, ad esempio se 49 centri riportano di effettuare l’ecocardiogramma transtoracico nel 93% dei loro pazienti, ciò significa che su tutta la popolazione esaminata (4561 soggetti trattati con ablazione della FA) l’88% dei pazienti è stato sottoposto a tale esame. Uno schema analogo è stato utilizzato anche per le analisi riportate nelle tabelle successive.









Tra i materiali di consumo utilizzati dai vari centri durante le procedure ablative quasi tutti i centri utilizzano cateteri ablatori in grado di erogare energia a radiofrequenza (51/52, 98%). La maggior parte di essi utilizza cateteri irrigati (50/52, 96%) e in particolare (37/51, 72%) cateteri irrigati per mappaggio elettroanatomico. Questi ultimi sono stati utilizzati nell’86% delle procedure svolte dai centri che ne fanno uso (61% delle procedure totali). Cateteri irrigati di tipo convenzionale sono utilizzati dal 36% dei centri nell’80% delle procedure da loro svolte (29% delle procedure totali) (Tabella 16).
Tra gli altri materiali di consumo, un catetere circolare per il mappaggio delle VP è utilizzato da 40 centri nel 74% dei pazienti trattati. La maggior parte dei centri utilizza inoltre un catetere diagnostico per il seno coronarico preferibilmente a curva fissa. Un ulteriore catetere diagnostico, generalmente quadripolare a curva fissa, è infine utilizzato da 22 centri nel 38% della casistica totale. Aghi e introduttori transettali vengono impiegati in tutti i centri con una larghissima preferenza per l’ago standard, e per l’introduttore a curva fissa. In media sono utilizzati 1.4 introduttori transettali per procedura in quanto il 48% dei centri ne utilizza più di uno. Infine, 11 centri utilizzano anche un catetere, quasi sempre multipolare, per il monitoraggio della temperatura esofagea e 23 centri utilizzano l’ICE per guidare la procedura (Tabella 16).
Il tempo medio di utilizzo della sala di elettrofisiologia, il personale impegnato nelle procedure di ablazione della FA, nonché l’uso di analgesia o anestesia generale in corso di procedura e la durata complessiva della degenza dei pazienti sottoposti ad ablazione della FA è riportato nella Tabella 17. I valori medi sono stati calcolati in modo lineare considerando i valori riportati da ciascun centro e quindi non sono influenzate dalle diverse casistiche di pazienti/procedure registrati presso i centri partecipanti. Globalmente la sala di elettrofisiologia risulta occupata per 199 ± 61 min; i medici aritmologi coinvolti nella procedura sono mediamente 2 e 19 centri (37%) hanno nello staff anche un anestesista. Inoltre partecipano alla procedura in media 2 infermieri professionali e nel 70% dei centri anche un tecnico di radiologia. La procedura ablativa viene eseguita in analgesia/anestesia nel 90% dei centri e l’analgesia conscia risulta preferita rispetto all’anestesia generale nel 74% dei casi. Infine, la durata della degenza in regime di ricovero per acuti è in media di 3.4 giorni per paziente.
Per quanto riguarda l’attrezzatura della sala di elettrofisiologia, circa la metà dei centri dispongono di un angiografo fisso e il 98% di essi dispone di uno o più sistemi di mappaggio elettroanatomico (Tabella 18).
Nei 2 anni dopo la procedura ablativa, quasi tutti i centri effettuano visite cardiologiche di controllo con ECG, Holter ed ecocardiogramma. Un numero limitato di centri esegue invece una TC o una RMN cardiaca di controllo per escludere la presenza di stenosi delle VP. Analogamente solo 7 centri riportano l’impiego di event o loop recorder esterni con durata variabile tra i vari centri, mentre 16 centri riferiscono di impiegare un loop recorder impiantabile nel 25% dei casi (8% di tutte le procedure ablative analizzate) (Tabella 19).










Analisi dei costi dell’ablazione transcatetere della fibrillazione atriale

Metodo di analisi
La ricerca di costing è stata realizzata con procedura bottom-up ovvero di costruzione del costo delle procedure a partire dalle componenti fondamentali di consumo e raccogliendo i prezzi unitari, per realizzare la necessaria valorizzazione economica.
Le fonti impiegate in questa ricerca di costing sono:
il questionario AIAC sui consumi di risorse relativi alla procedura di ablazione transcatetere della FA precedentemente descritto;
i dati forniti dalle Amministrazioni e Uffici Controllo Gestione di 4 ospedali individuati come riferimento per la rilevazione dei costi unitari delle risorse, per i quali pure è stato costruito un apposito questionario di rilevazione. I 4 centri sono stati individuati dall’AIAC in base ad un principio di rappresentatività geografica, rispetto alla localizzazione di tutti i centri partecipanti alla survey, nonché in base alla disponibilità di dati analitici di costo. Tali centri sono: l’Ospedale dell’Angelo di Mestre-Venezia, l’Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi dell’Università dell’Insubria di Varese, l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Pisa, l’Ospedale San Filippo Neri di Roma. Sulla base del questionario compilato da tali centri sono stati rilevati: i costi unitari relativi a materiale sanitario di consumo, il costo orario pieno di utilizzo della sala di elettrofisiologia, il costo di acquisto delle apparecchiature di sala, il costo aziendale del personale sanitario, il costo giornaliero pieno del reparto di cardiologia per la stima del costo di degenza del paziente.
L’analisi economica è stata condotta su due livelli:
1) un percorso “intraospedaliero” che si focalizza sulle fasi a carico dell’ospedale comprendendo il ricovero, la diagnostica pre-procedura e la procedura stessa, attuata in sala di elettrofisiologia; 2) un percorso “globale” di gestione complessiva del paziente, che considera, oltre al livello precedente, il follow-up post-procedura a 2 anni (Figura 3). L’
output finale si traduce, nel primo caso, in un confronto tra il valore del rimborso a tariffa DRG ed i costi pieni reali per gli ospedali nel dettaglio del percorso di diagnostica-procedura-degenza, il cui valore rappresenta quanto remunerato dal DRG. Invece, nel secondo livello di analisi, è stata valorizzata anche la fase post-procedurale. 










Attribuzione dei valori di costo
al consumo di risorse
Ai fini di pervenire al costo di produzione delle procedure ablative realizzate presso i centri che hanno partecipato alla survey AIAC, ciascuna risorsa identificata nella survey è stata valorizzata sulla base dei costi medi ottenuti presso le 4 strutture che hanno anche partecipato alla rilevazione dei costi, oppure quando applicabile, utilizzando tariffe nazionali, secondo proxy comunemente usati nella letteratura economica italiana. Di seguito si fornisce una descrizione dettagliata dei metodi impiegati per tale valorizzazione.

Visite, esami diagnostici, test preoperatori e di follow-up. Le visite, gli esami diagnostici ed i test di laboratorio realizzati durante il ricovero pre-procedura e nel follow-up post-procedura sono stati valorizzati impiegando le tariffe riportate nel Tariffario Ambulatoriale Nazionale252 (Tabelle 20 e 21). Si precisa che l’uso di event recorder e loop recorder esterni (impiegati nel follow-up post-procedura) non è stato valorizzato in quanto tali dispositivi all’epoca della survey non erano ancora rimborsati dal SSN.

Materiali di consumo. Cateteri e altri presidi hanno rappresentato la parte più rilevante della raccolta dei dati di costo svoltasi presso i 4 centri aderenti. I valori raccolti ed esplicitati nella Tabella 22, sono il risultato delle medie algebriche dei valori riportati da ciascun centro. Tali valori sono comprensivi di IVA in quanto l’ospedale rappresenta un consumatore finale e, non ricavando i propri introiti da operazioni soggette a fatturazione, non è soggetto a compensazione IVA.

Costi intraprocedurali. Il costo relativo all’impiego della sala di elettrofisiologia è stato ricavato da uno studio italiano recente253, utilizzando il dato di costo per la sala di elettrofisiologia (€155/h pari ad €2.58/min) che nell’articolo era riferito al 2005, incrementato dell’aumento dei prezzi al consumo riportato dall’ISTAT (2008-2005 indice 1.069)254, ottenendo un valore di €2.76/min, ovvero €165/h. Si sottolinea che tale valore è al netto dei costi di personale, materiali di consumo ed ammortamento attrezzature che infatti nel nostro studio sono stati analizzati separatamente. Tra gli altri costi intraprocedurali è stato considerato anche il costo di un kit sterile per la preparazione del campo operatorio calcolato sulla media dei 4 ospedali partecipanti. Inoltre, per quanto riguarda il costo dell’anestesia generale è stato stimato l’impiego di 1 fiala da 100 ml 1% di propofol (prezzo ospedaliero con IVA €12.35), mentre in caso di analgesia conscia è stato stimato l’impiego di 1 fiala da 5 mg di remifentanil (prezzo ospedaliero con IVA €30.8).







Tempo del personale di sala. Il tempo dedicato dal personale sanitario in sala di elettrofisiologia è stato espresso in termini di costo pieno aziendale per il personale sanitario, a seconda della tipologia del personale dedicato (medico, infermiere professionale, tecnico di radiologia). Il costo del lavoro è stato quindi calcolato come prodotto del tempo impiegato dal personale sanitario durante l’erogazione della procedura di ablazione, per il costo al minuto. I valori riportati nella Tabella 23 sono riferiti alla media dei valori ottenuti sui 4 centri partecipanti alla raccolta dati di costo.

Costo della degenza. Come valore del ricovero in reparto di cardiologia è stato adottato il valore medio ottenuto dai centri partecipanti, pari a €424/giornata. Tale dato appare in linea con il valore pubblicato da Ringborg et al.57, pari ad €420/giornata, nella valutazione economica della Euro Heart Survey.

Attrezzatura della sala di elettrofisiologia. Il costo di acquisto delle attrezzature presenti nella sala di elettrofisiologia è stato ricavato dalle medie dei dati forniti dai 4 centri partecipanti alla rilevazione costi. Il costo di acquisto macchina è stato annualizzato utilizzando le quote di ammortamento di legge (8 anni, 12.5% per anno) e successivamente applicato a ciascuno dei 52 centri in base alla sua casistica. Nella Tabella 24 riportiamo il costo medio pesato per procedura calcolato su tutti i centri partecipanti alla survey. Si precisa che adottando una scelta conservativa, si è deciso di non attribuire il costo dei sistemi di mappaggio elettroanatomico sui centri che hanno eseguito un numero minore di 30 procedure di ablazione della FA nell’anno di riferimento (2008). Questa decisione è volta ad evitare di sovrastimare i costi per le strutture che, trovandosi verosimilmente in una fase di introduzione delle procedure ablative, hanno una casistica più limitata che non consente un ammortamento appropriato. Per lo stesso motivo non è stato attribuito un costo alle apparecchiature fornite in comodato d’uso ai 4 centri di rilevazione dei costi.

Risultati
Nella valutazione economica dei costi della procedura di ablazione della FA sono stati moltiplicati i consumi, ottenuti dalle risposte al questionario di ciascuno dei 52 centri partecipanti alla survey, per i costi unitari medi elaborati sui 4 centri campione. Nelle tabelle che seguono i dati di costo delle procedure ablative vengono riportati secondo due logiche di analisi:
come analisi delle medie lineari: ove ogni centro rappresenta 1/52 dell’analisi;
come analisi delle medie pesate: ove ogni centro partecipa alla media dei costi in funzione del numero di procedure di ablazione della FA eseguite nel 2008.
Nelle tabelle che seguono vengono analizzati dettagliatamente i risultati per ciascuno dei raggruppamenti di costo già visti nei paragrafi precedenti (consumo di risorse e costi unitari).

Costo intraospedaliero dell’ablazione
transcatetere della fibrillazione atriale
Esami diagnostici e test preoperatori. Il costo medio per una procedura ablativa relativamente agli esami diagnostici pre-procedura, calcolato come media lineare, ammonta a €367 e risulta di poco inferiore applicando il calcolo della media pesata (€325/procedura) poiché i centri impiegano le varie tipologie di esami e test con lievi differenze. Il costo più significativo è imputabile agli esami ematochimici di routine (28% e 31% rispettivamente sulle due medie considerate), seguiti dall’ecocardiografia transesofagea e dalla TC cardiaca (18% per entrambi gli esami, sulla media lineare) (Tabella 25).

Materiali di consumo. Il costo medio per i materiali di consumo nei centri che hanno partecipato alla survey AIAC è complessivamente pari a €5759 (media lineare) e €5694 (media pesata) per procedura. Il dettaglio delle percentuali di costo di ciascuna tipologia di presidio è illustrato nella Tabella 26 e nelle Figure 4-7. La voce di costo più rilevante è costituita dai cateteri ablatori irrigati per mappaggio elettroanatomico che rappresentano circa la metà del costo di tutti i materiali di consumo (€2276 media lineare; €2268 media pesata), seguiti dai cateteri circolari per il mappaggio delle VP che ne rappresentano circa il 20% (€1027 e €730 rispettivamente sulle medie lineare e pesata).







Costi intraprocedurali.
La media lineare dei costi relativi all’utilizzo della sala di elettrofisiologia, al personale, al kit sterile per la preparazione del campo operatorio e all’anestesia/analgesia per una procedura di ablazione della FA è pari ad €1323 (Tabella 27). Questo valore risulta leggermente inferiore considerando la media pesata in quanto riflette la variabilità del tempo di occupazione della sala e di conseguenza del tempo dedicato dal personale. A tal proposito si precisa che nel calcolo del costo del personale si è stimato un tempo impiegato da infermieri e tecnici uguale al tempo di occupazione sala, mentre per i medici il tempo impiegato è considerato pari al 90% dell’occupazione sala (scelta conservativa che riflette la pratica). Analizzando il contributo delle diverse voci di costo rispetto al totale, si evidenzia che i costi più significativi sono dati dall’occupazione sala e dal costo del personale medico, ciascuna delle quali incide per circa il 40% sul costo medio intraprocedurale.

Costo della degenza. Considerato che la degenza in regime di ricovero per acuti varia tra 2 e 7 giorni (media 3.4 giorni per paziente) nei 52 centri partecipanti, il relativo costo medio è pari ad €1422.8 come media lineare, ovvero €1300.0 come media pesata sui centri.

Costo delle attrezzature della sala di elettrofisiologia. Complessivamente la media lineare del costo delle attrezzature utilizzate nella sala di elettrofisiologia è di €584 per procedura mentre quella pesata è di €346 (Tabella 28). Le differenze tra i due valori si spiegano principalmente con la variabilità nel numero di procedure eseguite presso ciascun centro che da un lato influenza il costo/procedura di ciascuna macchina e dall’altro incide diversamente sulla media pesata. Infatti, i centri con maggior numero di procedure hanno un costo/macchina per procedura inferiore e dato il loro numero elevato di procedure hanno un’incidenza significativa sulla media pesata.

Costo ospedaliero totale della procedura di ablazione della fibrillazione atriale. La Tabella 29 riporta la sintesi dei costi dettagliatamente esaminati nei paragrafi precedenti e dunque riporta il costo medio delle procedure di ablazione della FA realizzate presso i centri aderenti alla survey AIAC. Il costo complessivo di produzione (ovvero il costo per l’ospedale) di tale procedura è, pertanto, pari ad €9454.5 (media lineare) ovvero ad €8868.4 (media pesata). Come era logico attendersi, la voce di costo più significativa è rappresentata dai materiali di consumo (cateteri ablatori, cateteri diagnostici, aghi, introduttori e altri presidi) il cui peso rispetto al costo totale di procedura è in media di circa il 61% e rimane prevalente anche nella sottoanalisi fatta per le singole Regioni (Figura 8). Le altre voci rilevanti sono la degenza ospedaliera ed i costi intraprocedurali (occupazione sala e personale) che incidono rispettivamente per il 15% e il 14%. Si nota una certa variabilità inter-regionale tra i costi di produzione della procedura ablativa. In particolare Lombardia, Veneto, Lazio, Trentino e Umbria hanno costi di produzione superiori alla media di tutti i centri.













Confronto tra costo di produzione e DRG regionali.
Nel SSN italiano il finanziamento delle procedure di ablazione della FA è basato, come per ogni altra attività ospedaliera sulla remunerazione a tariffa DRG, secondo la quale gli ospedali ricevono un importo onnicomprensivo a compensazione di tutti i costi sostenuti nell’erogazione dei servizi, importo che viene fissato dalle Regioni o, in assenza di specifiche normative regionali, dal Tariffario DRG Nazionale. Secondo la versione 19 della ICD-9-CM, in vigore nel 2008, anno di riferimento per la survey AIAC, le procedure di ablazione transcatetere della FA ricadono nel DRG 518. Le tariffe previste nel 2008 a compensazione del DRG 518, nelle Regioni i cui centri hanno partecipato alla survey, sono riportate nella Tabella 30 ed hanno una remunerazione media di €5376. Tale remunerazione risulta inferiore al costo medio della procedura di ablazione della FA. Infatti, a fronte di un costo medio di procedura (elaborato considerando lo stesso peso per tutti i centri, valore della media lineare) pari ad €9455 il DRG non è sufficiente a remunerare i fattori produttivi e risulta inferiore ad esso di €4079 (Tabella 31). Pertanto, la procedura di ablazione della FA è remunerata dalla tariffa il 43% in meno rispetto ai costi sostenuti dagli ospedali. Analogamente se si considera il valore di costo di produzione medio ottenuto pesando per le casistiche dei vari centri, questo è pari ad €8868 con uno sbilancio rispetto alla tariffa pari ad €3492 ovvero il 35% in meno del costo di produzione.









Il confronto tra i costi della procedura ablativa e le tariffe DRG per le Regioni rappresentate da 2 o più centri aderenti alla
survey AIAC mostra che le procedure di ablazione della FA non sono sufficientemente remunerate da nessuna tariffa regionale (Tabella 32, Figura 9). In particolare, la Regione nella quale il costo di produzione è maggiormente sotto-remunerato è il Lazio (-54%), seguita da Lombardia (-46%), Veneto e Umbria (-45%) fino ad arrivare ad un minimo di -29% per l’Emilia Romagna.
Un ulteriore, interessante, livello di valutazione, riguarda l’analisi dei valori medi di costo di produzione e il confronto con i DRG raggruppando i centri partecipanti alla survey per numero di procedure di ablazione della FA eseguite nel 2008 (Tabella 33). Su questa base, i centri sono stati suddivisi in tre gruppi a seconda che abbiano effettuato meno di 50, tra 50 e 150 ed oltre 150 procedure nell’anno di riferimento. Tale analisi, tuttavia, non mostra una grande diversità nel confronto tra costo totale di procedura e tariffa DRG media, rispetto alla media delle differenze già riscontrata sull’insieme di tutti i centri. Infatti, la variazione percentuale tra delta di costo e DRG oscilla sempre tra 42% e 44% indipendentemente dal numero di procedure. Sembra opportuno segnalare invece le differenze di costo dei vari fattori produttivi, all’interno del costo totale di procedura (Figura 10). In particolare i centri con meno di 50 procedure sembrano ricoverare i pazienti più a lungo (costo degenza €1549 medio/paziente), mentre i centri che hanno svolto tra 50 e 150 procedure hanno costi più bassi, sia complessivi che relativamente al costo del materiale di consumo, anche rispetto ai centri a maggior volume. Questi ultimi hanno il costo più elevato riguardo all’uso dei materiali di consumo (probabilmente per l’utilizzo di materiali a più alta tecnologia) ma registrano valori più bassi dei costi intraprocedurali e di utilizzo delle attrezzature di sala (probabilmente perché grazie ad un numero elevato di procedure sono in grado di realizzare economie di scala).







Costo globale dell’ablazione transcatetere della fibrillazione atriale
L’analisi del percorso globale del paziente comprende oltre alla fase di diagnostica-procedura-degenza, già analizzata dettagliatamente nelle pagine precedenti, la stima dei costi ospedalieri per le fasi ambulatoriali di follow-up (Figura 3). La valorizzazione del consumo di risorse segue l’approccio già descritto in precedenza e il costo ospedaliero di visite, esami ematochimici di routine e strumentali è stato stimato utilizzando come proxy le tariffe ambulatoriali nazionali.







Visite ed esami diagnostici di follow-up.
Il costo medio lineare del follow-up nei 2 anni successivi alla procedura è pari ad €708 ed arriva ad €763 se si considera la media pesata (Tabella 34). Tra le voci di costo più significative si segnalano l’Holter, l’ecocardiogramma transtoracico, le visite mediche, gli esami ematochimici e il loop recorder impiantabile. È interessante notare che, a differenza della maggioranza delle voci di costo precedentemente esaminate, nel caso dei costi di follow-up il valore della media lineare è inferiore al valore dato dalla media pesata. In particolare questa differenza di costo sembra potersi attribuire agli esami ematochimici ed ai loop recorder impiantabili: questo evidentemente riflette le diverse pratiche in atto presso i centri ed in particolare mostra che i centri con più elevato ricorso a queste voci di costo sono anche quelli con le casistiche più ampie che influenzano maggiormente la media pesata.

Il costo medio complessivo di una procedura di ablazione della FA è stato calcolato considerando il costo medio ospedaliero (costo di produzione) della procedura ablativa della FA con l’aggiunta dei costi delle visite ed esami mediamente eseguiti dopo la procedura in un follow-up di 2 anni. Tale costo è rispettivamente di
€10 163 o €9632 a seconda se si considera la media lineare o pesata sulle casistiche dei centri (Tabella 35). La voce di costo relativa al follow-up appare modesta ed incide solo per il 7-8% sui costi globali di gestione. Inoltre, la scarsa variabilità degli esami e visite di follow-up tra i centri, fa sì che le reali differenze tra di essi, sia nell’analisi a livello regionale (Tabella 36) che per quella sul numero di procedure (Tabella 37), restano sostanzialmente in linea con quanto già visto a livello di costi intraospedalieri della procedura. In questa analisi comprensiva del follow-up il confronto con le tariffe non è necessario in quanto la valorizzazione delle voci che costituiscono il follow-up è stata di fatto operata tramite le tariffe ambulatoriali e quindi un eventuale confronto tariffario (tariffe DRG + tariffe ambulatoriali vs costo di produzione ospedaliero + tariffe ambulatoriali) non aggiungerebbe ulteriori elementi alle considerazioni già espresse nella sezione relativa ai costi intraospedalieri.

IMPATTO DELL’ABLAZIONE TRANSCATETERE DELLA FIBRILLAZIONE ATRIALE SUI COSTI: ANALISI BUDGET IMPACT
Al fine di quantificare l’impatto economico delle diverse strategie di trattamento della FA sul budget di spesa del SSN abbiamo sviluppato un’analisi sul costo della malattia sulla base delle previsioni statistiche, relative alla popolazione italiana, elaborate dall’ISTAT per il periodo 2007-2051. Inoltre, sulla base dei dati pubblicati relativi alla prevalenza della FA, al costo della malattia e all’efficacia clinica del trattamento ablativo, abbiamo calcolato l’impatto attuale e futuro sul budget di spesa del SSN di un adeguamento tariffario al costo medio effettivo della procedura ablativa.  







Prevalenza della fibrillazione atriale in Italia
Il calcolo della prevalenza della FA in Italia è stato basato sulle percentuali riportate dallo studio Rotterdam, condotto su 10 275 abitanti di età ≥55 anni11. Tali dati, anche se relativi all’Olanda, si presumono applicabili anche ad altri paesi europei come accaduto per altri studi di prevalenza54. Lo studio di Heeringa et al.11, oltre a fornire dati piuttosto recenti, ha il vantaggio di fornire informazioni dettagliate per sesso e fascia di età con intervalli di 5 anni partendo dai 55-59 fino ad oltre 85 anni.
Al fine di calcolare il numero di pazienti affetti da FA in Italia, si è provveduto a ricostruire le previsioni demografiche fornite dall’ISTAT per le fasce di età relative ai tassi di prevalenza della malattia indicati nello studio Rotterdam. Le previsioni demografiche dell’ISTAT sono usualmente realizzate in ragione di standard metodologici internazionalmente riconosciuti, ricorrendo al cosiddetto modello per componenti (cohort component model). Secondo tale metodo la popolazione, tenuto conto del naturale processo di avanzamento dell’età, si modifica da 1 anno al successivo aggiungendo le nascite, sottraendo i decessi, aggiungendo i movimenti migratori in entrata e, infine, sottraendo quelli in uscita. Le previsioni vengono poi aggiornate periodicamente rivedendo e/o riformulando le ipotesi evolutive sottostanti la fecondità, la sopravvivenza e la migratorietà. Le previsioni ISTAT sono articolate secondo tre distinti scenari e la popolazione base di riferimento è quella rilevata dalla fonte “Popolazione residente comunale per sesso, anno di nascita e stato civile (Posas)” al 1° gennaio 2007. Il primo scenario, lo scenario centrale, fornisce un set di stime puntuali ritenute “verosimili” le quali, costruite in base alle recenti tendenze demografiche, sono quelle verso cui si orientano principalmente gli utilizzatori. Tale scenario è quello che noi abbiamo utilizzato nello sviluppo dell’analisi di impatto della malattia in Italia tra il 2011 e il 2051, applicando i dati di prevalenza per fasce di età risultanti dalla pubblicazione di Heeringa et al. 11. Accanto a questo scenario considerato più “probabile”, l’ISTAT ha costruito due scenari alternativi che hanno il ruolo di disegnare il campo dell’incertezza futura. Tali scenari, denominati rispettivamente scenario basso e scenario alto, sono impostati definendo una diversa evoluzione per ciascuna componente demografica rispetto allo scenario centrale. Le due varianti tracciano idealmente un percorso alternativo, dove ciascuna componente apporterà maggiore (scenario alto) o minore (scenario basso) consistenza alla popolazione. Per lo scenario alto ciò significa fecondità, sopravvivenza e flussi migratori (interni e con l’estero) più sostenuti, mentre nello scenario basso vale esattamente l’opposto. Tanto il primo quanto il secondo sono da intendersi soltanto come alternative “plausibili”. A nessuno dei due, infatti, può essere attribuito il significato di limite potenziale (superiore o inferiore) allo sviluppo della popolazione in futuro. Dal suddetto calcolo emerge un trend di crescita dei pazienti affetti da FA nei prossimi 50 anni (Figura 11). Tale aumento è attribuibile principalmente all’invecchiamento della popolazione italiana, che secondo le previsioni ISTAT tenderà a concentrarsi prevalentemente nelle fasce di età nelle quali la prevalenza della malattia è maggiore (Figura 12). Per il 2011 questo si traduce in una stima di 1 192 254 pazienti affetti da FA in Italia con un tasso di prevalenza nella popolazione generale dell’1.97%. Applicando lo stesso tasso di prevalenza alla struttura della popolazione prevista dallo scenario centrale ISTAT per il 2021, il numero totale di pazienti affetti da FA sale a 1 418 534 con un aumento di 226 280 unità e un indice di prevalenza di 2.3%. Sebbene nel decennio 2011-2021 sia prevedibile un aumento della popolazione generale di poco superiore al 2%, si prevede un aumento dei pazienti affetti da FA del 19%
(Tabella 38). Nella Tabella 39 infine abbiamo confrontato le percentuali di crescita della popolazione generale nei decenni con quelle della prevalenza della malattia per cui nonostante la riduzione della popolazione generale si osserva una crescita percentuale della prevalenza della FA.













Costo della fibrillazione atriale in Italia
Sulla base della prevalenza della FA, abbiamo stimato il costo annuale della FA in Italia nel periodo 2007-2051 assumendo come costo medio per paziente €3225 all’anno in base ai dati di costo risultanti dalla Euro Heart Survey57. Questa cifra comprende oltre alle spese di ospedalizzazione e di cura a carico del sistema sanitario, anche i costi indiretti dovuti alla perdita di produttività per le assenze dal lavoro (Tabella 40). Poiché nella Euro Heart Survey la percentuale di trattamento della FA mediante ablazione transcatetere era molto bassa, abbiamo utilizzato tale stima di spesa come riferimento per la stima del costo del percorso “tradizionale” di trattamento della FA in Italia (trattamento farmacologico). Le voci di spesa incluse nella Euro Heart Survey sono, infatti, quelle relative alla terapia medica, ai ricoveri ospedalieri, alle visite mediche, ai trattamenti farmacologici e alla perdita di tempo lavorativo. Moltiplicando tale stima di costo per la prevalenza della malattia nelle diverse fasce di età della popolazione si ottiene una stima di costo della malattia per l’Italia basata sugli approcci terapeutici della Euro Heart Survey. Sulla base di tali dati, i pazienti con FA determineranno nel 2011 un costo per il SSN italiano di €3 845 020 511 (Tabella 41). Il costo stimato per il 2021 è di €4.574 miliardi, per poi aumentare costantemente portandosi a €5.369 miliardi nel 2031 e €7.096 miliardi nel 2051. A seguito della crescente prevalenza della FA, il SSN sarebbe dunque di fronte ad un incremento dei costi per il trattamento tradizionale di tale aritmia di circa €700 milioni nel primo decennio, con un trend mediamente crescente, il cui incremento ammonta a circa €70-80 milioni all’anno (Figura 13). Va sottolineato, inoltre, che questa analisi di costo, oltre ad essere riferita fondamentalmente al trattamento dell’aritmia con farmaci antiaritmici, è basata su dati del 2003. L’AIAC ha considerato quindi l’impatto sul budget di spesa del SSN di un ricorso più significativo dell’ablazione transcatetere come strategia terapeutica.










Modello di
budget impact di una strategia
di adeguamento tariffario della procedura
di ablazione transcatetere della fibrillazione atriale in Italia
Per definire l’impatto di bilancio dell’ablazione
transcatetere della FA rispetto al trattamento farmacologico, abbiamo considerato come costo a carico del terzo pagante il costo medio di produzione della procedura ablativa rilevato dalla
survey AIAC precedentemente descritta. Si è cioè ipotizzato un adeguamento tariffario dell’attuale DRG nazionale al costo pieno della procedura. Come precedentemente descritto, il rimborso della procedura di ablazione della FA in Italia è, infatti, fortemente sottostimato rispetto al costo effettivo e, dato il crescente peso del rimborso a prestazione rispetto a logiche di finanziamento a “global budget”, per i centri di elettrofisiologia italiani risulta particolarmente critico l’allineamento del DRG al costo pieno della procedura.
L’AIAC ha elaborato quindi un modello economico per calcolare l’impatto attuale e futuro sul budget di spesa del SSN di un congruo adeguamento tariffario della procedura, tenendo conto anche dell’impatto che l’aggiornamento del rimborso potrebbe avere sul numero di prestazioni erogate. L’adeguamento tariffario al costo pieno effettivo della procedura è stato infatti assunto come condizione che permetterebbe l’incremento del numero di procedure secondo due scenari alternativi, rispettivamente del 5% (ipotesi di incremento modesto) e del 10% (ipotesi di incremento massimo, che necessiterebbe per realizzarsi di incrementi della dotazione infrastrutturale e soprattutto di un adeguato supporto formativo per addestrare nuovi operatori a svolgere tali procedure complesse in modo appropriato).
L’impatto sul budget di spesa del terzo pagante è stato inoltre calcolato considerando i dati della letteratura clinica e le valutazioni delle principali agenzie di HTA internazionali. Si è proceduto a stimare i costi e i risparmi per il SSN derivanti dall’attuale situazione (DRG attuale e volumi di prestazioni invariati) rispetto all’ipotesi alternativa di adeguamento tariffario e incremento dei volumi di prestazioni ablative considerando nel modello economico le seguenti ipotesi (Tabella 42):
adeguamento tariffario al costo pieno della procedura, valorizzato secondo le due medie di costo (lineare o pesata) risultanti dalla survey AIAC, a partire dal 2011. Secondo tale ipotesi il rimborso della procedura dovrebbe essere incrementato rispettivamente di €4079 o di €3492, passando dall’importo medio attuale di €5376 a €9455 o €8868 a seconda che si consideri la media lineare o pesata di costo;
incremento annuale del numero di procedure a partire dal 2011 compreso tra il 5% (scenario 1) e il 10% (scenario 2);
coerentemente con i dati della letteratura, utilizzati anche nel report di HTA del CADTH, il nostro modello assume un tasso di efficacia per il trattamento ablativo del 76% in media con 1.3 procedure per paziente. Nei pazienti trattati con successo, è stata considerata una probabilità di ricorrenza della FA negli anni successivi al primo del 3.4% per anno211,223;
il costo del follow-up della popolazione soggetta a trattamento ablativo è di €354 (media lineare) o di €381.5 (media pesata)/anno nei primi 2 anni. Nel caso di efficacia del trattamento ablativo, si è assunto che i costi incrementali di follow-up siano sostanzialmente nulli dopo il secondo anno;
il costo complessivo per il trattamento ablativo a carico del SSN nei diversi anni è stato calcolato moltiplicando il numero di pazienti trattati con ablazione per il costo pieno della procedura (media pesata e lineare di costo della procedura ablativa della survey AIAC);
nel modello il costo complessivamente sostenuto dal SSN per il trattamento della FA è dato, nei diversi anni, dal costo della malattia come risultante dalla Euro
Heart Survey moltiplicato per i pazienti che hanno seguito terapia standard, ai quali si sommano i costi per il trattamento ablativo (comprensivi dei costi di follow-up) della popolazione sottoposta ad ablazione
transcatetere;
l’impatto di budget annuale e cumulativo per ogni scenario è stato calcolato deducendo dai costi totali di trattamento della FA i costi cessanti, cioè quei costi evitati grazie alle ablazioni effettuate con successo nell’anno in corso e negli anni precedenti;




i pazienti per i quali il trattamento ablativo risulta efficace escono dalle stime di prevalenza di FA della popolazione generale in quanto ritenuti curati;
gli insuccessi procedurali e le recidive tardive di FA determinano il reinserimento dei pazienti nella stima di prevalenza della malattia, generando in tal modo degli aggravi di costo per il SSN. In particolare, si è assunto che essi determinino un assorbimento di risorse economiche come nella popolazione italiana osservata da Ringborg et al.57 senza tener conto di eventuali riduzioni del burden aritmico. Va infatti notato che nelle stime di successo applicate è stata utilizzata come definizione di successo l’assenza di recidive aritmiche di durata >30-60 s.
Nel ripercorrere i principali passaggi dell’analisi, la Tabella 43 descrive l’impatto di spesa per il SSN nel 2010 come conseguenza del percorso tradizionale di trattamento della malattia (farmaci) e del percorso ablativo, valorizzato secondo le due medie di costo (lineare e ponderato) della procedura derivate dalla survey AIAC. Secondo la survey AIAC, nel 2008 sono state effettuate circa 4500 procedure e tale numero è stato ipotizzato costante fino al 2010. Tali procedure ablative, valorizzate sulla base della tariffa media del DRG 518, avrebbero comportato un esborso per il SSN di €24 192 000, al quale si dovrebbe aggiungere una spesa di follow-up di €1 716 750, per un esborso complessivo di €25 908 750 per il trattamento ablativo. Considerando un successo procedurale del 76% con una media di 1.3 procedure per paziente, il SSN avrebbe evitato, però, di spendere €8 823 600€ legati al percorso terapeutico tradizionale. Complessivamente quindi il trattamento ablativo nel 2010 comporterebbe un esborso aggiuntivo di circa €17 milioni a carico del SSN rispetto al trattamento “tradizionale”. Un eventuale adeguamento tariffario della procedura di ablazione della FA comporterebbe un aumento di spesa per trattamento ablativo di quasi €21.5 milioni, compensati però da una riduzione di spesa di €17.1 milioni dovuto ai successi procedurali dell’anno in corso e dell’anno precedente (al netto delle recidive tardive) (Tabella 44). Il modello infatti tiene conto del fatto che l’ablazione, ripristinando il ritmo sinusale, ha un effetto curativo sulla FA ed interrompe una serie di costi sanitari quali ospedalizzazioni ed accessi al Pronto Soccorso che hanno un impatto significativo sull’incremento della spesa relativa a questa patologia. A partire dall’anno successivo a quello nel quale si effettua l’ablazione, l’esborso economico iniziale verrà gradualmente assorbito sotto forma di spese cessanti per il trattamento della FA a carico del SSN conseguenti ai minori costi per il trattamento farmacologico ed alla riduzione delle ospedalizzazioni per recidive di FA dei pazienti ablati. Ipotizzando invece che a causa dell’incremento di rimborso si verifichi un incremento del 10% del numero annuo di procedure (scenario 2), nel 2011 il SSN dovrebbe sostenere un aumento di spesa per trattamento ablativo di €23.7 milioni, compensati da una riduzione di spesa di €17.5 milioni associata ai percorsi di cura tradizionali (Tabella 45). Tuttavia, anche considerando un incremento annuo del numero di procedure effettuate nei centri italiani del 10%, l’incremento di spesa annuale per il trattamento della FA viene ad essere “frenato” grazie al trattamento ablativo (Tabella 46). Questo trend di contenimento della spesa sanitaria grazie al trattamento ablativo si mostra inoltre crescente nei diversi decenni. Infatti, ad un tasso annuale di incremento delle procedure del 10%, dopo un periodo iniziale di circa 5 anni, i costi cessanti del trattamento della FA a carico del SSN superano i costi del trattamento ablativo, producendo poi negli anni successivi un aumento esponenziale dei risparmi netti per il terzo pagante (Figura 14).















Il periodo di tempo necessario affinché il SSN realizzi risparmi netti di spesa che compensino l’adeguamento tariffario varia in funzione del numero di procedure. Così, nel caso in cui l’incremento del numero di procedure effettuate in Italia si mantenga stabilmente attorno al 5% per anno, basando l’analisi sulla media pesata (“miglior” scenario) si genererebbero risparmi netti per il SSN dopo 4.5 anni, mentre nel caso in cui l’incremento annuale del numero di procedure fosse del 10%, occorrerebbero circa 5.5 anni (Figura 15A). Basando l’analisi su un adeguamento del DRG alla media di costo lineare, il periodo necessario per generare risparmi si prolungherebbe di circa 6 mesi (Figura 15B). Nell’ipotesi che aumenti il numero di ablazioni effettuate ogni anno va tenuto presente che aumenterebbe anche il risparmio cumulativo con benefici economici consistenti per il SSN nel lungo periodo (Figure 16 e 17).
 






Il trattamento ablativo, quindi a fronte di un iniziale aggravio della spesa sanitaria, determinerebbe nel medio-lungo periodo un contenimento della stessa (Figura 18). Nello specifico, ipotizzando il “peggior” scenario in termini di aumento della spesa sanitaria per il trattamento nel breve periodo (adeguamento tariffario sulla base della media lineare e incremento annuo delle procedure ablative del 10%), già dopo 5-6 anni si perverrebbe al pareggio di spesa e negli anni successivi si genererebbero risparmi di spesa a beneficio del sistema sanitario (oltre a miglioramenti degli outcome clinici a beneficio dei pazienti). Questo significa che l’incremento tariffario iniziale verrebbe riassorbito dal sistema nel medio periodo sotto forma di risparmi incrementali, tanto maggiori quanto più marcato è l’incremento del numero di procedure effettuate secondo i due diversi scenari. Dopo circa 15 anni il SSN si ripagherebbe l’insieme dei costi cumulativi associati al trattamento ablativo e genererebbe risparmi netti esponenziali (Figura 19).

Limitazioni e analisi di sensibilità
Questo modello si basa su una serie di stime e di ipotesi:
si è assunto che i dati di prevalenza per fascia di età osservata tra il 1990 e il 1993 in 6808 pazienti sottoposti a screening in un sobborgo di Rotterdam11 sia applicabile alla popolazione italiana;
l’estrapolazione per lo sviluppo della popolazione è stata basata sulle nuove previsioni demografiche
ISTAT dal 1° gennaio 2007 al 1° gennaio 2051. Esse sono pertanto finalizzate al disegno dell’evoluzione demografica futura del Paese nel breve, medio e lungo termine ed i dati a lungo termine sono gravati da crescente incertezza e pertanto vanno trattati con estrema cautela. Le previsioni demografiche divengono infatti tanto più incerte quanto più ci si allontana dalla base di partenza, in particolar modo nelle piccole realtà geografiche;
i costi sanitari della Euro Heart Survey57 potrebbero variare considerevolmente nel corso degli anni per cui la stima fatta del costo del trattamento tradizionale potrebbe divergere da quella reale;
l’analisi di sensibilità è legata alla stima di costo della survey AIAC presso le diverse strutture del territorio attraverso ipotesi di media lineare e di media ponderata, che non necessariamente sono correlate ai volumi e alle curve di esperienza degli operatori;
il tasso di successo del 76% stimato per l’ablazione è realistico, però l’assunzione che resti stabile nel tempo nell’orizzonte temporale osservato non è ancora sufficientemente suffragata da evidenze cliniche di lungo periodo. Il tasso di recidive annuali del 3.4% dopo il primo anno, considerato anche in altri lavori di HTA223, potrebbe essere sottostimato;
i costi e l’impatto economico che si verificheranno nei periodi futuri sono stati attualizzati ad un tasso di sconto del 3% annuo;
il modello economico non considera l’impatto economico della mortalità nelle due corti di pazienti in quanto, in mancanza di dati consistenti relativi all’impatto dell’ablazione transcatetere sulla mortalità, è stato assunto che sia la stessa tra i due gruppi di trattamento e che quindi non produca effetti economici differenziali;
il modello, inoltre, non tiene conto dei potenziali effetti economici associati alla possibile prevenzione dell’ictus conseguente al mantenimento del ritmo sinusale con la terapia ablativa255-257;
le probabilità di successo procedurale e di efficacia del trattamento farmacologico potrebbero variare considerevolmente nel corso degli anni;
non sono stati considerati i costi relativi agli effetti collaterali associati alla terapia farmacologica e alle complicanze dell’ablazione transcatetere della FA.

CONCLUSIONI
La FA, considerata la sua epidemiologia, morbilità e mortalità, rappresenta un significativo problema sanitario ed ha un importante impatto sociale ed economico che richiede attenzione e risorse adeguate ed incrementali. Dai dati della letteratura l’ablazione transcatetere della FA è una procedura efficace, ragionevolmente sicura e superiore al trattamento con farmaci antiaritmici per il mantenimento del ritmo sinusale211,220-223. In particolare, la revisione del NICE, relativa a studi pubblicati fino al 2007, ha concluso che “le evidenze disponibili sembrano suggerire che l’ablazione mediante radiofrequenza sia una procedura efficace e sicura per il trattamento della FA”, sottolineando anche che “parte delle evidenze sembrano supportare che essa sia superiore al trattamento con antiaritmici in pazienti con FA parossistica e refrattaria ai farmaci, per quanto riguarda l’assenza di recidive a 12 mesi di follow-up”. Questi risultati appaiono ulteriormente confermati e rafforzati dagli studi più recenti che hanno dimostrato la superiorità della procedura di ablazione rispetto ai farmaci in termini di efficacia, miglioramento della qualità della vita, della performance fisica e dei sintomi178,224,226. Tali dati sono stati inoltre confermati dalle conclusioni del CADTH secondo cui l’ablazione transcatetere rappresenta una terapia più efficace di quella antiaritmica, anche se mancano studi di ampie dimensioni e durata sufficienti a valutare l’impatto di tale procedura su ictus, scompenso cardiaco e mortalità223. La metanalisi dei trial clinici randomizzati, svolta in questo studio, ha mostrato ad 1 anno di follow-up un successo della terapia ablativa 3 volte superiore alla terapia medica. Tale percentuale sale a circa 4 volte se si considerano solo i pazienti con FA parossistica in cui l’efficacia dell’ablazione è maggiore. Gli eventi avversi sono stati riportati in percentuali del 4.5-5% e sono risultati meno frequenti rispetto alla terapia antiaritmica (28.9%) anche se generalmente sono più gravi 220. L’ablazione della FA migliora la qualità della vita rispetto ai farmaci antiaritmici mentre il suo effetto su outcome “hard” come la mortalità o l’incidenza di ictus è in corso di valutazione in trial prospettici come lo studio CABANA e lo studio EAST. In generale, tale approccio è indicato nei pazienti con FA sintomatica e refrattaria o intollerante alla terapia antiaritmica in cui il controllo del ritmo rappresenta la strategia desiderata4.
Le più recenti ed autorevoli evidenze mostrano che i valori di costo-efficacia (€/anno di vita guadagnato) e costo-utilità (€/QALY) dell’ablazione transcatetere a radiofrequenza possono situarsi ben al di sotto dei limiti comunemente accettati dalla comunità scientifica e dai decision maker. In particolare, gli studi di costo efficacia sinora pubblicati hanno consentito di rilevare che:
la costo-efficacia dell’ablazione è influenzata dall’orizzonte temporale dell’analisi e aumenta se si considerano gli effetti del trattamento sul lungo termine. Se i benefici nella qualità di vita del paziente dopo ablazione si mantengono nel corso dell’intera vita (lifetime), il trattamento ablativo presenta livelli stimati di ICER decisamente inferiori rispetto alla soglia di €60 000 per QALY utilizzata per convenzione per considerare una terapia costo-efficace258;
nelle analisi a 5 anni, il rapporto di costo-efficacia più elevato rilevato è di €42 229 per QALY223,242,248,249,251. In tali analisi si evidenzia, inoltre, come l’ablazione sia maggiormente costo-efficace all’aumentare del rischio tromboembolico della popolazione osservata, con valori di ICER che variano da circa €24 000 a circa €32 000 per QALY248.
Nell’ipotesi che si escluda a priori qualsiasi beneficio derivante dal trattamento ablativo in termini di ictus, scompenso o morte e limitando i benefici del trattamento ablativo soltanto alla qualità di vita associata al trattamento ablativo in un orizzonte temporale di 5 anni, il profilo dell’ICER mostra di mantenersi comunque all’interno della soglia generalmente accettata dai sistemi sanitari. 
Il nostro studio rappresenta il tentativo di quantificare il reale impatto economico-finanziario della procedura di ablazione transcatetere della FA nello scenario italiano. Nonostante il valore clinico ed etico di tale procedura sia stato già riconosciuto all’interno dei livelli essenziali di assistenza, il livello di rimborso non risulta ancora adeguato. Infatti, il costo medio di produzione di una procedura di ablazione transcatetere della FA è risultato pari ad €8868-9455 (a seconda che si consideri la media pesata o lineare sulle casistiche) mentre le tariffe DRG non sono sufficienti a remunerare i fattori produttivi. Si verifica, infatti, una mancata copertura dei costi pieni di circa €4000, corrispondente a circa il 40% in meno del suo reale valore. Questo squilibrio di finanziamento è stato confermato sia nell’analisi a livello regionale che in quella eseguita in funzione delle casistiche dei centri. Infine, l’analisi globale (che considera in aggiunta ai costi di produzione ospedalieri anche il costo di esami e visite eseguiti nei successivi 2 anni di follow-up) ha mostrato che il costo per un paziente medio affetto da FA e trattato con ablazione transcatetere è di €9632-10 163. La voce di costo relativa al follow-up appare modesta e incide per il 7-8% sui costi globali di gestione.
Anche in Italia dal punto di vista economico il trattamento ablativo sembrerebbe essere una soluzione atta a contenere nel medio-lungo periodo l’esplosione dei costi relativi alla gestione della FA. Infatti, l’ablazione transcatetere offrirebbe al SSN la possibilità di realizzare risparmi netti crescenti sul costo sanitario del trattamento di tale aritmia che nel medio-lungo periodo, secondo il modello dell’analisi budget impact, sarebbero direttamente proporzionali all’incremento annuale del numero delle procedure ablative. L’incremento tariffario iniziale verrebbe cioè riassorbito dal SSN nel medio periodo sotto forma di risparmi incrementali, tanto maggiori quanto più marcato è l’incremento del numero di procedure effettuate. Dopo circa 6 anni i risparmi netti generati dal trattamento ablativo supererebbero i costi iniziali, generando per il SSN un effetto “volano”: incrementando ogni anno del 10% il numero di procedure, i risparmi netti si accrescerebbero in maniera esponenziale.













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